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Il-Racconto-dei-Racconti-recensioneDopo un film apparentemente ben radicato nella realtà come Gomorra e una storia reale che finisce con lo sfociare nella fantasia come Reality, il passo più naturale per Matteo Garrone è stato quello di esplorare i territori fantasy delle fiabe antiche. dirigendo Il racconto dei racconti – Tale of Tales.

Per farlo, il regista romano ha attinto da Lo cunto de li cunti, raccolta di fiabe italianissima realizzata da Giambattista Basile nel ‘600. Denominato anche Pentamerone, essendo costituiti da 50 racconti, Garrone e i suoi co-autori Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso ne hanno tratto solo tre episodi, provvedendo tuttavia a contaminarli con alcuni elementi di altri racconti presenti nella raccolta.

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Nella migliore delle tradizioni, tutto ha inizio in una terra imprecisata durante un’epoca medievale imprecisata. Sin dal principio, Garrone ci introduce in questo mondo irreale, che tuttavia non fatichiamo a considerare plausibile in un altro tempo o in un’altra dimensione. Le scenografie di Dimitri Capuani, perlopiù realizzate in spazi aperti ed esaltate dalle inquadrature di ampio respiro del regista, ci immergono in questo titolo magico convincendo già da un punto di vista visivo. Perché se è vero che il contenuto di un film e l’abilità di un autore possono sopperire alla scarsità di mezzi, una ricostruzione convincente del mondo diegetico e dei personaggi che lo abitano rendono sicuramente più facile l’immedesimazione in ciò che si vede, perché maggiormente disposti a crederlo per vero; e il fantasy più di tutti necessita di questa condizione: ammaliare visivamente lo spettatore tanto da trascinarlo in ciò che viene narrato.

QUI LA CONFERENZA STAMPA DE IL RACCONTO DEI RACCONTI CON MATTEO GARRONE

Gli autori, che intelligentemente capiscono il bisogno di unità in un racconto diviso in episodi, costruiscono una cornice crono-geografica: i vari protagonisti condividono lo stesso tempo e lo stesso luogo (regni diversi ma collegati fra loro) e le cui storie si sfiorano solamente, viaggiando in modo parallelo pur ritornando poi a riunirsi nella cornice generale con il delinearsi della conclusione. Se i personaggi si dividono questo luogo e tempo d’azione, anche i tre racconti tratti dall’opera di Basile si fondano su elementi e temi ricorrenti fra cui non si può non riconoscere il corpo e la metamorfosi  di questo: la regina incapace di avere figli, pulci gargantuesche, la vecchiaia e il desiderio di mutare pelle per tornare giovani. Un corpo che travalica l’ordine naturale per come lo intendiamo e che è spesso in conflitto con il proprio proprietario, il quale agogna una trasformazione; desiderare qualcosa di diverso da ciò che il mondo ci ha concesso è un altro fil rouge dei tre episodi e questa smania è spesso soddisfatta attraverso metodi estremi, le cui conseguenze non sono previste dai protagonisti. Conseguenze ineluttabili, in quanto il mondo descritto da Garrone è fondato su uno schema ben preciso, in cui ogni azione ne richiede un’altra pari e contraria: la nascita presuppone la morte; la felicità vuole che qualcun altro sia in disgrazia. L’equilibrio deve essere mantenuto e non è mai certo se gli eventi finiranno per giocare a nostro favore o il contrario.

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L’incertezza nella vita dei personaggi è bilanciata da un’idea ben precisa nella forma del lungometraggio. La fotografia di Peter Suschitzky, dai colori netti e dalla composizione impeccabile, valorizza le scenografie di Capuani e i costumi di Massimo Cantini Parrini, posizionando in quadri ben delineati i personaggi, contrastando la mancanza di certezze di questi ultimi. Il cast internazionale dà il meglio di sé: da Salma Hayek madre possessiva, al re folle Toby Jones, fino alla promessa Bebe Cave nel ruolo di una sognante principessa; ognuno si mette in gioco per dar vita a questi personaggi fantastici ma i cui istinti li calano nella realtà, e l’agglomerato franco-anglo-italiano restituisce perfettamente la varietà delle storie rappresentate.

La narrazione passa agevolmente da un racconto all’altro, lasciandoci in sospeso e interrompendo ciascuna storia con le vicende di un’altra per poi tornare ai racconti precedenti senza creare confusione nello spettatore, il quale riesce a capire in quale storia si trova a ogni passaggio, aiutato dai castelli inconfondibili di ciascun episodio. Matteo Garrone si muove bene nelle parti più pacate e intime così come in quelle più concitate, orchestrando abilmente le situazioni più drammatiche con un progressivo aumento del pathos. Una nota discordante giunge verso la conclusione del titolo, quando Garrone è costretto a tirare le fila di tutti i racconti: una certa frettolosità sul finale chiude due delle tre storie in modo troppo rapido rispetto alle aspettative costruite fino a quel momento e sposta l’attenzione sulla storia che diverrà poi cornice ultima nel quale saranno riunite tutte le vicende narrate nel film. Questo pasticcio viene recuperato negli ultimi momento della pellicola, durante i quali alcune storie trovano la loro reale conclusione e, sebbene la sensazione di troncamento, l’immagine finale reinstaura quell’uniformità che era venuta a mancare.

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Il racconto dei racconti – Tale of Tales stupisce quindi per la sua forza visiva, ma conquista anche per il coraggio di rappresentare fiabe tutt’altro che edulcorate in un periodo in cui la Disney sta riproponendo i propri classici in chiave live-action. Un fantasy più vicino all’acclamata Game of Thrones, che non disdegna elementi magici, ma che preferisce concentrarsi sui drammi personali dei personaggi più che sulle arti oscure e sulle battaglie in larga scala, le quali fungono più da arricchimento. I protagonisti di queste storie si perdono nei propri desideri egoistici e, avviluppati in labirinti di pulsioni, sono disposti a contravvenire alle disposizioni naturali pur di ottenere ciò che bramano, schiacciando chi li circonda e rischiando di perdere ciò che di veramente importante già possiedono.

Matteo Garrone riesce perciò a dimostrare che un fantasy di matrice italiana non è un’utopia: i notevoli effetti speciali di Leonardo Cruciano, il montaggio di Marco Spoletini, scenografia, costumi, sceneggiatura e regia sono tutte di matrice tricolore, così come le stupende ambientazioni trovate fra Puglia, Lazio e Sicilia, ed è perciò un peccato che Garrone sia stato costretto a rivolgersi a francesi e inglesi per poter mettere su questo suo progetto (sebbene non sia mancato il supporto di RAI Cinema e dei fondi regionali destinati alla settima arte).

Il racconto dei racconti – Tale of Tales, sceneggiato da Matteo Garrone stesso assieme aEdoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, uscirà nelle sale il 14 maggio, in concomitanza con la proiezione a Cannes. La pellicola vanta la partecipazione di un cast stellare che comprende, fra gli altri, Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e i nostri Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini.

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