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game-of-thrones-recensione-episodio-1-stagione-5Atteso per mesi, eccolo qui: l’episodio numero 1 della stagione 5 di Game of Thrones. Già la sigla è una inevitabile emozione, per gli appassionati di una serie televisiva che coinvolge anche non pochi attori che sempre più si alternano tra questa incredibile produzione e il mondo cinematografico: Lena Headey, Peter Dinklage, Emilia Clarke, Kit Harington, Nikolaj Coster-Waldau, Natalie Dormer e Sophie Turner solo per citarne alcuni. Ma andiamo avanti. E attenzione: The night is dark and full of spoilers.

ATTENZIONE: Questo articolo contiene spoiler, in particolar modo per chi non ha letto i libri. Astenersi dal leggere la recensione se non si desidera conoscere in anteprima i contenuti del primo episodio di Game Of Thrones, Stagione 5

La sigla già ci muove tra gli ambienti della stagione, come siamo abituati. Cominciamo da King’s Landing (Approdo del Re) e attraversiamo i Sette Regni, saliamo a Winterfell (Grande Inverno) – soffermandoci in particolare su un certo albero, e siamo sicuro che i lettori del libro già comprendono cosa significherà questo, per lo svolgimento della storia. Uno sguardo alla Barriera per poi andare a Pentos, oltre il mare, Meereen, e poi eccolo lì, il titolo. Game Of Thrones. La prima puntata sta per cominciare.

Due ragazzine, elegantemente vestite, camminano per i boschi. Hanno paura della reazione del padre di una, ma no, non è necessario… E proseguono. stanno cercando qualcosa, e la trovano: una dimessa capanna, un po’ nascosta nel fitto. È un momento lontano, non è la storyline del presente: la Maegi che Cersei Lannister incontra da ragazzina, è lì dentro. La giovane attrice veste bene i panni della bionda Lannister, e della sua tracotanza di fronte a quella che reputa un’inferiore. Un sogno, un ricordo un incubo a occhi aperti, ma torniamo al momento del presente. Torniao a vedere Lena Headey e i suoi lineamenti duri e contratti della Regina, colta nel dolore per la morte del padre.

Così si apre la quinta stagione di Game of Thrones, e prosegue attraversando i Sette Regni e non solo: Tyrion è a Pentos, con Varys, mentre Danaerys Targaryen, a Meereen, deve vedersela con i segni di scontento per quella che per gli abitanti è una conquista, e con il fatto che l’avere imprigionato i draghi significa averli persi come figli e averli trasformati nelle bestie che lei temeva.

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Jon Snow si avvicina a intraprendere un percorso in salita, confrontandosi con Stannis Baratheon, con Melidandre e con l’infausta fine di Mance Rider, quando Perty Baelish e Sansa Stark passano accanto a Brienne e Pod senza che questi due nemmeno lo sappiano.

Ritroviamo le atmosfere che attendevamo da mesi, e non ci deludono. Un episodio cupo, in cui violenza e sensualità tornano a mischiarsi con l’equilibrato livello che abbiamo imparato ad amare, che getta le fondamenta per una storia che, in questa stagione, potrebbe arrivare a sconvolgere l’ordinamento polito e sociale che abbiamo conosciuto sino ad adesso.

Molte le ipotesi che nei mesi sono state fatte a proposito dello svilupparsi di questa stagione: non è ben chiaro se già in questa serie, gli avvenimenti sullo schermo supereranno, in termini di linea cronologica, quelli scritti nei libri. Grande è il disappunto dei lettori (sottoscritta compresa), ma la voglia di scoprire come si svolgerà questa storia, come verrà resa – e come verranno resi molti cruciali passaggi dei libri – prevarica ogni cosa.

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Una nota particolare la si può offrire a un breve scambio di battute tra Varys e Tyrion. Solo a leggerlo potrebbe sembrare la solita verve del Lannister, una marcata ironia, ma nell’abilità di Peter Dinklage vediamo la totale amarezza di un uomo che si sente comunque perso e sperduto, dopo avere ucciso il padre, la donna che amava, con addosso la sensazione di avere tradito più il fratello che se stesso.

Varys: «You have a choice, my friend: you can stay here at Illiryo’s Palace and drink yourself to death, or you can ride with me to Meereen, meet Danaerys Targaryen and decide if the world is worth fighting for»
Tyrion: «Can I drink myself to death on the road to Meereen?»

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