Bridget Jones’s Baby – Recensione: prevedibili romanticherie (con sorrisi)

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Bridget Jones’s Baby gioca bene con clichet romantici e comicità, creando un prodotto forse stucchevole, forse già visto, ma piacevole.

Recensione Bridget Jones’s Baby, il sequel del film

Terzo titolo dedicato a (appunto) Bridget Jones, icona di una femminilità scherzosa, non edulcorata da patine di idealizzazione spicciola. Anche se si rischia di cadere in una banalizzazione della comicità “quotidiana”. Come se la comicità di una donna si limitasse all’imbranataggine e al sesso. Come se i suoi desideri si limitassero a questo e a un po’ di romanticismo.  Peccato di modestia o fine d’idee?

Bridget Jones’s Baby – il finale rosa che ci aspettiamo

Bridget Jones (Renée Zellweger) ha 43 anni. Zitella, con amiche più giovani di lei, non si fa una “scopata come si deve” da un bel po’. Al funerale senza cadavere del belloccio Daniel (lo Hugh Grant dei primi due episodi) reincontra l’altra sua vecchia fiamma Mark (Colin Firth), sposato e già divorziato (ma questo lei non lo sa). Bisticci di sguardi. Al lavoro, nuova capa molto ggiovanile che pretende una modernizzazione della redazione. Con l’amica e collega Miranda, Bridget va a un festival musicale dove incontra il bell’americano Jack (Patrick Dempsey) e, ubriaca, ci finisce a letto. Tornata in città, a un battesimo reincontra Mark e, ubriaca, ci finisce a letto. Qualche settimana dopo, scopre di essere incinta. Balletto d’imbarazzi, ammissioni a metà, fraintendimenti, paure, per capire chi dei due è il padre. E, ovviamente, gare di mascolinità romantica tra i contendenti.

Trattato con spigliatezza e ammicchi, raramente cade nel volgare. La spigliatezza è però prevedibile, già usurata dalla stessa regista Sharon Maguire nei primi due titoli, e risulta noiosa per chi ha un’infarinatura nel genere ma non è appassionato. Il tutto incastonato in un formato canonico, che alla fine dà quello che ci aspettiamo.

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Rischia ogni tanto di tirare troppo la corda del sorriso. Una sorta di diktat del “TU ORA DEVI RIDERE!”. Che, inutile dirlo, rende la risata più che stentata. I nuovi personaggi (la nuova capa del telegiornale, l’esilarante dottoressa Emma Thompson) s’incastrano poco nel tessuto narrativo: troppo sopra le righe per risultare convincenti. Ma risultano invece azzeccati per quel che riguarda la verve comica.

Magnifico Firth che riesce a tirare fuori sempre il meglio anche in parti più leggere e disimpegnate. Buona la sua resa di timidezza, gelosia, rabbia, gioia, sempre molto inglesamente trattenuti. La Zellweger, invece, fisicamente irriconoscibile, un po’ troppo tratteggiata come bellocciona imbranata, diversa dalla graziosa figura acqua e sapone che ci aveva regalato nei primi due episodi.

Per concludere…

Bridget Jones’s Baby è il film che ci aspettiamo. Poco di nuovo o di imprevedibile. I clichet fioccano. Nessun colpo di scena (se non SPOILERINO ALERT funerale senza cadavere da annullare). Fila via liscio, piacevole, con emotività spicciola e risate. Forse prevedibili, ma non per questo meno sincere.

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