THE LADY IN THE VAN

the-lady-in-the-van-recensioneDi attrici come Maggie Smith ne nascono una ogni cent’anni, e scrivere la recensione di The Lady In The Van senza lasciarsi andare all’ammirazione per questa attrice, è quanto di più complicato ci possa essere. È lei a dominare indelebilmente lo schermo, perché anche nelle (rare) scene in cui non compare, la presenza dell’eccentrica Miss Mary Shepherd aleggia nell’aria. La dualità del personaggio dello scrittore e sceneggiatore Alan Bennett è resa molto bene da Alex Jennings, il quale si ritrova a impersonare doppiamente se stesso, come in un carnale dialogo con il proprio inconscio.

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Miss Shepherd piomba nelle vite degli abitanti di questa strada di Camden, resta vittima dei bullismi dei ragazzi dei vicini, che crescono accanto a questa “strega”. Quindici anni per strada, senza quasi mai entrare nella dimora di Alan, ma vedendone fette di vita dall’esterno: e non le giudica. Miss Shepherd è una donna ferita, lesa nell’animo da un incidente passato e logorata profondamente da una coscienza che non s’è mai placata, e più che fuggire dalla legge, scappa da se stessa. Il suo passato emerge a spizzichi e bocconi, disvelato da poche parole della donna oppure da complici e presenze dei suoi anni ormai lontani. Solo alla fine si dipana la matassa, tra curiose gelosie e ascensioni tanto desiderate.

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Si può dire che Maggie Smith, classe 1934, invecchia sullo schermo e attraversa quei quindici anni, uno alla volta, nonostante il film non duri nemmeno due ore. La continuità è leggera, scorre tra le dita come compaiono le rughe, come si manifestano gli acciacchi che segnano lo scorrere del tempo. È indubbiamente l’attrice inglese che spadroneggia, con ogni singola fibra di sé (e lasciatevelo dire, la lingua originale è un apprezzamento doppio, con la musicalità di un accento simile) e conferma definitivamente come la tragedia a lei occorsa durante le riprese di Harry Potter and the Order of the Phoenix (la lotta per un cancro al seno) sia definitivamente superata.

THE LADY IN THE VAN
THE LADY IN THE VAN

Le battute che si susseguono sono salaci, a volte feroci e pregne di quel modo così British che piace tanto, ma manca quel qualcosa più spicy che potrebbe rendere il film qualcosa di più che un inno alla strana solitudine di una donna.

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