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recensione-selma-la-strada-per-la-libertaSelma- La Strada per la libertà non parla solo di Martin Luther King, non racconta tutta la sua vita e inoltre il personaggio del dottor King non è raffigurato in maniera agiografica (ossia non in un modo eccessivamente elogiativo o celebrativo). Sono raccontati degli eventi specifici: le tre marce da Selma a Montgomery (in Alabama) nel 1965 per garantire, in maniera pacifica, con una protesta non violenta, il diritto di voto ai neri degli Stati Uniti. Martin Luther King è quindi rappresentato come un uomo, un uomo coraggioso certo, ma comunque un uomo che può anche sbagliare, un uomo eroico che non è perfetto, non è un profeta. Martin Luther King e la sua umanità sono resi pienamente dalla rappresentazione del rapporto tra l’uomo e la moglie, Coretta Scott King: è un matrimonio simile agli altri matrimoni, un matrimonio con i suoi problemi, il matrimonio tra una donna e un uomo, tra un eroe e una donna che ha paura per la sua famiglia, lui la violenza la condanna, lei ne teme le conseguenze per coloro che ama.

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Aver reso più umana la figura di King permette agli altri personaggi di diventare anch’essi protagonisti: non è solo la storia del grande uomo e dell’eroe, è la storia di Amelia Boynton Robinson (interpretata da Lorraine Toussaint) e degli altri che rischiarono la vita nella protesta, è la storia di Annie Lee Cooper (nel suo ruolo troviamo Oprah Winfrey che è anche produttrice) che si vede negare il diritto di votare, nonostante sia sancito dalla legge, perché è nera, è la storia appunto di Martin Luther King (David Oyelowo), l’eroe e l’ispirazione, e di Coretta Scott King (Carmen Ejogo) la moglie che teme per la sua famiglia ma che capisce anche l’importanza della lotta per i diritti civili, è la storia degli altri manifestanti, dei morti massacrati, è la storia del Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson (Tom Wilkinson) che tentenna sulla questione dei diritti civili per paura di reazioni di scontento dall’altra parte, la parte dei razzisti, degli ignoranti e dei mostri, come il Governatore dell’Alabama George Wallace (Tim Roth), è la storia di tutti i personaggi, la storia dei neri d’America, la storia che viene raccontata poco, che è quasi sconosciuta ai più, che è quasi nascosta per la vergogna.

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E’ la storia di tutti i neri d’America, della loro lotta, ed è la storia dei bianchi che furono ostacoli ma anche di coloro che furono amici, i pochi che vollero dire no a quell’iniquità, a quei soprusi, a quella vergogna. E’ un film corale quindi in cui tutti i personaggi riescono ad emergere e a far sentire la propria voce proprio come, durante le proteste, in molti riuscirono a far udire le proprie grida. E’ un film storico, di una storia commovente e incredibile, che racconta solo un episodio di quella lotta per l’uguaglianza. Gli attori che interpretano King e gli altri manifestanti (Oyelowo, Touissant, Ejogo, Winfrey, Common, Cuba Gooding Jr., Tessa Thompson) sono perfettamente calati nei loro ruoli e si dimostrano eccellenti, chiaro segnale che quella che per noi è storia lontana e per i bianchi d’America è forse una storia dimenticata, per loro, i neri d’oggi è una storia indimenticabile e ancora viva. E’ un film adatto a tutta la famiglia anzi più che adatto è forse doveroso per tutta la famiglia: i valori di uguaglianza, le paure per le discriminazioni e il coraggio di chi vuole giustizia sono i veri protagonisti di questo film e chiunque, dai più piccoli ai più grandi, dovrebbe impararne il significato per poterlo anche oggi usare nella vita di tutti i giorni e trasmetterlo a tutti, ai prepotenti e agli indifesi.

Il film è nelle sale dal 12 febbraio e ha recentemente vinto un Oscar per la “Miglior Canzone”, Glory di  John Stephens e Lonnie Lynn.

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