robocop-recensioneDal primo momento che, in sala, abbiamo visto il trailer, siamo rimasti più che incuriositi da RoboCop, il nuovo film con Joel Kinnaman, Gary Oldman, Michael Keaton e Samuel L. Jackson. È bastato vedere quei pochi minuti per comprendere quanto sia diverso il mondo di questo RoboCop rispetto a quello a cui eravamo abituati.

RC_Wallpapers1280x768_01_cp_B[1]

Detroit non ha un sapore oscuro e gotico, Detroit è quella che potremmo vedere se prendessimo un aereo, seduta stante, e atterrassimo lì, per uscire e andare direttamente verso il centro cittadino. È una Detroit… Vera. Ecco che cosa è la prima cosa che colpisce, è una città realistica. Non è fantascienza lontana, non basta essere nel 2028 per e immaginare di essere a quattordici anni di differenza da oggi. Sa tutto di atrocemente reale. L’escalation di criminalità e violenza, il gioco delle lobby è reale, pulsante come lo percepiamo quotidianamente, ogni volta che accendiamo la televisione.

È in questo mondo che la OmniCorp, detentrice mondiale della “sicurezza per le strade”, con robot di vario genere, si batte per avere anche negli stati Uniti d’America la possibilità di mettere una propria creazione a camminare tra la gente, per garantirne la sicurezza. Un mondo politicamente sporco, fatto di intrighi tra aziende e politica. Un mondo che ha la puzza della realtà, quando si approfitta dell’incidente di un impeccabile detective, dalla vita fatta di moglie e figlio e una bella casa, per costruire quello che è un po’ ‘il prodotto perfetto’: un ibrido, un uomo dentro un esoscheletro che porta con sé la massima tecnologia. Qualcosa che sia una macchina, che loro possano comandare… Ma che abbia tratti umani, tatti di cui la gente possa fidarsi, senza far loro percepire di essere sorvegliati dal puro elemento ‘macchina’.

Ma cosa potrebbe accadere se quell’essere umano, rinchiuso e represso dentro a un guscio di metallo, cominciasse a pensare con la propria testa? A cercare di opporsi alla riprogrammazione che hanno fatto del suo corpo – e non solo del suo corpo? L’imprevedibile. L’essere umano vero, quello che non si lascia sconfiggere, quello che lotta sempre per la propria sopravvivenza… E che lo fa con la propria mente.

Questo è il nuovo Robocop. Per quanto pensare a confrontarlo con l’originale sia inevitabile, per chi lo ha visto, non si può che restare stupiti da come è vista la figura: un uomo. Semplicemente quello. Si discosta dall’oscurità visiva, dalla violenza feroce del sangue e diventa più vicino a quella che è la società odierna: cerebrale, fatta di sotterfugi massimi, dove è la persona comune che cerca di fare la differenza, nel suo piccolo, e che combatte per mantenere una felicità conquistata con sacrificio. Non per egoismo, ma per amore nei confronti delle persone che amano.

Joel Kinnaman riesce bene nel ruolo dell’umano combattuto quanto in quello dell’asettico Robocop iniziale, mentre Gary Oldman è uno scienziato che potrebbe restare stupito più del dovuto dalla propria stessa opera. Immenso il ruolo di cervellotico villain, quello di Michael Keaton, che dimostra zero scrupoli pur di ottenere il proprio scopo: offre veramente lo spettacolo di qualcuno che potrebbe essere disposto a vendere la propria madre. Samuel L. Jackson non si smentisce, nel fare miglior pubblicità possibile alla Omnicorp.

In breve? Robocop è un film che stupisce, e scuote la coscienza di ciascuno più di quanto ci si potrebbe immaginare.

#BESOCIAL