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Monsieur Lazhar” esce nelle sale italiane il 31 agosto 2012 e il regista canadese Philippe Falardeau si è ispirato al dramma teatrale “Bashir Lazhar” di Évelyne de la Chenelière; la pellicola è stata accolta con grande successo al Festival di Locarno 2011, dove è riuscito a conquistare il Premio del Pubblico ed il Premio Variety Piazza Grande Award. Sicuramente premi molto meritati, che vanno a compensare il regista che si è incaricato dell’ingrato compito di gestire tanti bambini e della narrazione di un mondo così complesso e vario come quello della scuola e dell’infanzia, attraverso gli occhi di un immigrato algerino. Ecco la trama e la nostra recensione. Bachir Lazhar, (Mohamed Fellag) immigrato algerino di 55 anni e dissidente politico che rischia l’espulsione dal Canada, apprende alla televisione del suicidio di un’insegnante, che si è impiccata e si presenta così all’istituto di Montreal dove insegnava, per sostituirla; egli non è in possesso di nessun titolo e non ha avuto nessuna esperienza in questo campo, ma nessuna referenza gli viene richiesta ed anzi, viene assunto immediatamente come insegnante supplente. Bachir Lazhar si ritrova così in un mondo per lui del tutto nuovo, in un momento tragico della sua vita; ha infatti appena perso tutta la sua  famiglia a causa della violenza inaudita scoppiata nel suo paese. Il mestiere di insegnante, già di per sè molto complicato, è anche amplificato dal dover affrontare con i bambini il tema della morte, visto che tutti vogliono sapere che fine ha fatto la precedente insegnante. Egli prova a copiare i gesti che vede fare alle colleghe e poco a poco Bachir impara a misurarsi con i suoi alunni e riesce ad accompagnarli nel processo di guarigione.

I suoi tentativi di impostare le lezioni sono molto maldestri, ma riesce a farsi amare moltissimo dai bambini e la sua figura non si può non apprezzare; il suo gesto di diventare insegnante senza nessun titolo adeguato, non deve essere visto come l’usurpazione di un posto di lavoro a discapito di una persona in possesso dei requisiti richiesti, ma come il tentativo di un uomo, dotato comunque di un notevole bagaglio culturale, che cerca di uscire dal periodo di crisi in cui è caduto, aiutando altri esseri umani a fare altrettanto. I bambini canadesi scelti per interpretare gli studenti della scuola di Montreal, sono assolutamente spontanei e riflessivi, teneri ed  ironici, a tratti perfino  più maturi degli adulti  e rappresentano il motore di un film sostenuto anche da una sceneggiatura e da una regia acuta, intelligente e piacevole, ricca di momenti tristi, ma anche di ironia. Davvero non si sa come abbia fatto Philippe Falardeau a dirigere tutti questi straordinari bambini, riuscendo anche a costruire un dramma semplice, narrandolo in modo trasparente, con umanità e comprensione. “Monsieur Lazhar” è un film commuovente, che  fa riflettere anche lo spettatore su quello che ci perdiamo per strada tutti i giorni; non ci sono fronzoli, nè vittimismo, né mistificazioni, ma la storia riesce ad entrare in contatto con il cervello e soprattutto con il cuore dello spettatore.

Altro merito poi, del regista canadese, è quello di aver fatto conoscere al grande pubblico un bravissimo attore come Mohamed Fellag, che riesce a trovarsi benissimo in mezzo a tutti questi bambini, in grado sia di apprendere dagli adulti, ma anche di insegnare a loro quali sono i veri valori della vita. Fellag in patria è conosciuto solo come attore comico, ma dimostra di essere un attore di grande talento interpretando un insegnante che, dopo vari errori di valutazione e soprattutto di inesperienza, si farà amare senza riserve dai suoi studenti, ai quali dovrà anche parlare del difficile tema della morte. Il film è del tutto basato sul rapporto tra l’insegnante ed i bambini, specialmente Alice, interpretata dalla bravissima Sophie Nelisse e Simon, nei panni del quale troviamo l’altrettanto bravo Emilien Neron, che scopriranno reciprocamente le loro storie personali che vanno aldilà di un nome e un cognome sul registro e da una parte e dall’altra della cattedra. In definitiva un film ispirato che parla in modo realistico del mondo dell’infanzia, non solo in termini gravi, ma anche con un tocco leggero e di simpatia. Da vedere.

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