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Quanti di noi hanno frequentato un corso di scuola guida sanno benissimo che all’interno di queste aule ci sono dei microcosmi con tantissime personalità differenti e diverse etnie con mentalità opposte, cui tocca dover convivere anche se per un periodo non troppo lungo. Il regista del film “La Patente“, in uscita nelle sale italiane il prossimo 27 agosto 2012, ha voluto così fare un ritratto dell’uomo medio del nuovo millennio, realizzando una commedia dalle caratteristiche che paiono solo all’apparenza eccessive. Ma vediamo la trama del film e la nostra recensione. I protagonisti sono due ragazzi precari romani con poca voglia di lavorare, che in seguito a fortunose coincidenze si trovano a prendere in mano le redini di una scuola guida. Rolando ha 30 anni, non sa cosa vuole fare da grande ed è perennemente insoddisfatto da ogni cosa, mentre Sergio, dopo una carriera lampo da barista e con un passato da spacciatore, diventa  un istruttore di guida senza preparazione. La scuola guida passa nelle loro mani in una settimana particolare, cioè quella prima degli esami di teoria e l’incapacità e l’inadeguatezza dei due precari è anche la caratteristica principale dei partecipanti al corso: il giovane Alessandro è alle prese con i primi turbamenti sentimentali che prova per la strana e introversa Serena, la misteriosa cinese Liyu Jin che ad ogni lezione sfoggia un look e un lavoro diverso, la transessuale brasiliana  Giulia è molto esuberante e provocante costantemente in cerca di una vita più normale e poi troviamo il domestico filippino Armando che viene continuamente rimproverato dalla sua “padrona” settantenne perché possa farle anche da chauffeur.

Insomma uno spaccato dell’Italia di oggi, con problemi attuali e molto difficili da risolvere, come la ricerca di un lavoro stabile, l’integrazione razziale, l’incertezza verso il futuro e addirittura la confusione sessuale in mezzo naturalmente al Codice della Strada e al funzionamento del motore a quattro tempi. Sicuramente l’ispirazione per una bella storia può saltar fuori in ogni luogo, dalla corsia di un ospedale, su un autobus affollato o fra le scrivanie di un ufficio e l’esordiente Alessandro Palazzi ha scelto per il suo primo film da regista una scuola guida, che nelle sue aule mostra uno scorcio vario di umanità, che aspetta solo di cimentarsi tra retromarce e sensi unici. Forse la scelta è stata anche dettata da un budget piuttosto limitato, che fa si che il regista si concentri su un microcosmo come la scuola guida, che però dimostra di offrire spunti interessanti di riflessione e comicità autentica. Certo non bisogna aspettarsi la comicità di film come “Vacanze di Natale” o “Ex – Amici come prima”, anche perchè il film è condito da un senso di dolce-amaro che permea tutto il film, ma finalmente la nostra commedia italiana viene infarcita di un senso di realtà troppo spesso soffocato.

Certo il film ha delle lacune, soprattutto dal punto di vista tecnico e per quanto riguarda la scrittura, per altro dovute alle limitazioni economiche e all’inesperienza del regista; ma anche queste lacune vengono amalgamate nello svolgimento della trama e alla fine lo scopo di raccontare le avventure giorno dopo giorno di persone imperfette e ancora alla ricerca di una direzione da prendere riesce nel suo intento di coinvolgere lo spettatore. Un film gradevole con molte battute divertenti, nonostante forse la caratterizzazione eccessiva dei personaggi, che sfocia in qualche forzatura a livello narrativo. Rimane comunque una buona prova per Alessandro Palazzi che è riuscito a confezionare un film leggero e ben recitato nell’universo cinematografico italiano dove c’è purtroppo ancora poco spazio per i giovani registi esordienti ed i film indipendenti. Da vedere per passare un’ora e mezzo di svago.

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