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recensione Kahlil Gibran's The ProphetVOTO MISTER MOVIE: [star rating=”3″]

Presentato nella sezione parallela, Alice nella Città, durante la nona edizione del Festival del Cinema di Roma, il film di animazione Kahil Gibran’s The Prophet, ha cercato di tradurre in immagini l’opera omonima, di Kahil Gibran (1923), filosofo e pittore libanese.
Il tentativo di questa pellicola, è stato quello di rappresentare, tramite l’utilizzo di più cortometraggi di otto registi diversi (Tomm Moore, Michal Socha, Joan Gratz, Nina Paley, Joann Sfar, Bill Plympton, Mohammed Saeed Harib, Paul e Gaeton Brizzi) il pensiero e le parole di Gibran.

Mustafa si trova ai domiciliari, ufficialmente come prigioniero politico, ufficiosamente per aver condotto il popolo dell’isola di Orphalese a perseguire le sue idee ed a difenderle; attende da anni di ritornare tra la propria gente che ha sostenuto lui ed i suoi pensieri di vita. Sotto dittatura, tuttavia, è difficile ribellarsi e Orphalese è purtroppo in questa situazione.
Sempre in quest’isola vive anche Almitra, bambina un po’ goffa, diventata muta dopo la morte del padre. Almitra troverà la pace interiore, incontrando Mustafa, persona che la mamma di Almitra, Kamila, lo accudisce.
Molti sono gli argomenti trattati, dall’amore alla morte, dall’amicizia alla famiglia, ma quello che colpisce è il modo in cui questi argomenti vengono posti al pubblico.

Kahlil Gibran's The Prophet

Il punto di vista, in questa pellicola, è fondamentale, poiché gli insegnamenti di Gibran devono essere facilitati per la comprensione di un bambino, ma che siano comunque densi di significati; ecco che quindi, il contesto attorno al quale di svolge la narrazione, diventa come un quadro che prendere mille volti e mille colori (assumendo lo stile dell’espressionismo), che cerca di dare una visione, per quanto irrealizzabile quando si toccano argomenti come quelli scritto sopra, ma che cercano di dare l’idea dell’insieme. Una sorta di insegnamenti religiosi in piccole dosi.il profeta 1
Ma se da una parte si può ritenere che questa pellicola possa dare una visione piacevole, semplificata al punto giusto ed interessante per i pensieri promulgati da Kahil Gibran (che sono comunque universali), dall’altra parte è possibile trovare qualche pecca riguardo al fatto che tutti questi corti collegati l’uno con l’altro per poter dar vita a questo lungometraggio, danno luogo ad una disomogeneità riguardo ai diversi stili di animazione e di narrazione.

Per la regia di Roger Allers (co-regista de Il Re Leone), e con le voci di Liam Neeson, Salma Hayek-Pinault (che né è anche produttrice), John Krasinski, Quvenzhané Wallis, Frank Langella, Alfred Molina, John Rhys-Davies, nel complesso, questa pellicola è da non perdere, sia per grandi che per piccini, perché aiuta a rimarcare quali siano le cose che contano davvero nella vita, e di quanto sia attuale che un diritto, come la libertà di pensiero e promulgazione di esso, non si ancora accesso a tutti.
E quando lo andrete a vedere, procuratevi dei fazzolettini, perché ne avrete bisogno!

Articolo di Mara Siviero

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