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Grand Budapest Hotel: prime impressioni di uno Wes-scettico

Grand Budapest Hotel: prime impressioni di uno Wes-scetticoNon è passato molto tempo dal momento in cui sono uscito dalla sala nella quale, poco fa, scorrevano i classici titoli di coda di fine film della nuova fatica di Wes Anderson: Grand Budapest Hotel. Sicuramente una delle pellicole più attese dell’anno, data la portata del cast e, sopratutto, dato che è il nuovo lavoro di uno dei registi più peculiari degli ultimi anni.  Devo ammettere che non sono un suo grande fan, ma ne ho comunque sempre riconosciuto lo stile molto marcato, la cui firma risulta difficilmente confondibile ed in parte apprezzato la sua estetica molto singolare, tanto amata tra i giovani Hipster.
Quindi sono entrato in sala, non dico scettico, ma comunque aspettandomi la solita “Wesandersonata”, ovvero un film delicato, particolare ma che a tratti mi annoia. Proprio il suo predecessore Moonrise Kingdom mi è rimasto particolarmente indigesto.  Invece ciò che mi sono trovato di fronte è stato un film assolutamente magnetico, che è riuscito a coinvolgermi e divertirmi pressoché per tutta la sua durata: un animale mitologico composto da commedy, noir, azione, grottesco.
Lo stile di Wes rimane assolutamente distinto, basti vedere le scelte delle tonalità e degli accostamenti di colori e la sua solita estrema premura per ogni singola minuzia, ma sembra essersi evoluto, completato in qualche maniera. Avevo già apprezzato la sua bravura nel caratterizzare i personaggi, ma questa volta li trovo ancora più azzeccati, ognuno assolutamente credibile, ben delineato, il concierge, Gustave, finisce direttamente alla prima posizione nella mia personale classifica delle sue creazioni.

Grand Budapest Hotel: prime impressioni di uno Wes-scettico

La trama è molto varia e la carne al fuoco è davvero tanta, ma non si perde mai e riesce sempre ad essere coerente e godibile: gli argomenti trattati variano dall’amicizia fraterna tra due personaggi improbabili a il mistero dell’omicidio di una vecchia e ricca signora, dagli episodi di razzismo subiti da un clandestino ai gusti sessuali del concierge che predilige le donne più che attempate e tanti altri. Ma la mia più grande sorpresa sono stati i momenti comici e i momenti d’azione: i primi, nei precedenti film del regista, non mi avevano mai entusiasmato, invece questa volta ho riso di pancia (come nella scena in cui il concierge scappa in una maniera surreale dalla polizia ), i secondi invece, sono stati usati ben di più che negli altri film e sono stati esasperati, fino a farli diventare grotteschi, quasi paradossali, tanto da render leggero (a volte perché no divertente) pure una morte, o l’amputazione delle dita di una mano, un po’ alla Tarantino.
Un altro punto a favore viene messo a segno dalle ambientazioni, dove anche qui il regista e i suoi collaboratori si sono superati: quasi fiabesche, dall’Hotel che ricorda un po’ il castello della Disney, alla villa, dal gusto dark, della defunta, contribuendo a rendere tangibile l’immaginaria terra di Zubrowka, sfondo che aggiunge qualcosa a tutta la storyline.
E come se non bastasse, l’impeccabile scelta del cast: i fedelissimi, come Bill Murray, le prime volte, tipo Ralph Fiennes e anche un esordiente assoluto, proprio Tony Revolori che poi si ritrova praticamente a fare il co-protagonista.
Ah e in tutto questo mi sono dimenticato di fare parola della splendida colonna sonora ( ma in questo si sa che Mr.Anderson ha gusto) e del punto focale del film: il quadro. Ma non sono le uniche cose che ho omesso, ce ne sarebbero davvero troppe da far presente, ma rischierei di essere noioso ( se già non lo sono stato) e probabilmente finirei per rovinarvi il film, quindi vi consiglio vivamente di andare a vederlo.
Insomma Wes non ha praticamente sbagliato un colpo in questo film, l’unica pecca che posso trovare sono dei piccoli buchi nel finale della sceneggiatura, ma roba davvero trascurabile, quindi da Wes-scettico (forse ex) do un giudizio più che positivo di questo lavoro che riesce ad essere leggero e divertente, quindi adatto a tutti, ma anche sofisticato e sagace, a in alcuni casi pure profondo: trovo infatti che sia decisamente la sua miglior creatura, anche se mi riservo della possibilità di rivederlo per una valutazione finale, ma con la promessa di dare una chance di rivalutazione a tutta la filmografia del regista, che fin’ora sinceramente non mi aveva troppo preso.
Beh non resta che fare i complimenti: bel colpo Wes!

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