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Il film “Eva“, nelle sale italiane a partire dal 31 agosto 2012, è stato presentato lo scorso anno al Festival di Venezia con grande succeso sia di critica che di pubblico, dove ha vinto un premio collaterale, successivamente 3 Premi Goya, gli Oscar spagnoli e un premio per i migliori effetti speciali al Sitges – Festival internazionale del cinema della Catalogna; sicuramente uno dei pochi film che è riuscito a combinare alla perfezione fantascienza, dramma umano e analisi sociologica. Il regista spagnolo Kike Maillo, che esordisce alla regia  di un lungometraggio, ha alle spalle numerosi spot pubblicitari e cortometraggi, ma, grande appassionato di robot fin da bambino, è riuscito nell’intento di confezionare una bellissima fiaba cibernetica, mischiando tecnologia e sentimenti umani. Passiamo alla trama e alla nostra recensione. In un futuro non troppo lontano, nel 2041 per la precisione, il noto ingegnere cibernetico Alex (Daniel Bruhl), torna a Santa Irene, piccola cittadina spagnola, dopo ben 10 anni; in questo periodo ha dovuto lavorare per un progetto segreto presso la Facoltà di Robotica che ha avuto come scopo di creare un robot, capace però di provare le stesse emozioni di un giovane essere umano. Ma al rientro si trova a dover fare i conti con il passato. La casa dei suoi genitori è sempre la stessa a parte la presenza di un domestico androide messo a disposizione dall’Università, ma il fratello David (Alberto Ammann) e la sua ex, Lana (Marta Etura), che 10 anni prima era la sua compagna di lavoro e di vita, si sono sposati e hanno avuto anche una figlia, Eva (Claudia Vega). Alex si affeziona subito, ricambiato, a questa bambina, che è notevolmente intelligente e spontanea e tra i due si instaura un profondo rapporto di complicità e affetto.

Alex scoprirà, dopo che il suo progetto andrà a rotoli che la bambina non è quella che sembra… Sicuramente sentiremo ancora parlare della giovanissima Claudia Vega, che interpreta Eva, rivelazione assoluta. Certamente il tema trattato non è originale e il cinema, come anche la letteratura, ha sempre cercato di dare una risposta ipotetica alla classica domanda se un robot sia in grado di provare o meno emozioni pure e spontanee come gli esseri umani e così dopo il classico “A.I. Intelligenza artificiale” di Spielberg  e il più leggero “L’uomo bicentenario”, ora è  il cinema spagnolo che vuole provare a dare la sua risposta. A differenza degli altri film di fantascienza “Eva” non ha nessuno sfondo post- apocalittico o iper-tecnologico, ma è stato girato tra le valli innevate della Svizzera e della Spagna, in uno scenario quindi molto rassicurante come quello di una cittadina di montagna completamente coperta di neve e immersa in un’atmosfera da sogno.  Sia l’ambientazione, che i costumi che gli arredamenti sono riconducibili ad uno stile anni ’70 che fanno da contrasto alla tecnologia delle attrezzature robotiche usate per programmare movimenti e reazioni emotive dei prototipi meccanici. “Eva” va a colmare quelle lacune che i film di questo genere hanno, che con narrazioni fredde e distaccate creano enorme distanza tra la trama e lo spettatore; assolutamente senza stereotipi, il film racconta la storia di una bambina troppo perfetta per essere vera, attorno al dramma di due genitori che l’hanno concepita per fare in modo che lei arrivasse ad amarli ad ogni costo.

“Eva” riesce a toccare il cuore dello spettatore fin nel profondo, ma non cade mai nel patetico o in facili sentimentalismi, riesce solo a scavare alla perfezione l’anima di tutti i protagonisti, che sono divisi tra passato e presente, tra etica e sentimenti. Nel film non vi sono mai momenti che fanno annoiare e anche la caratterizzazione dei personaggi è perfettamente riuscita; in questo ipotetico futuro le macchine sono quasi uguali agli esseri umani, tanto nell’aspetto che nel comportamento e anche questo fa riflettere sulla possibilità di privare un’entità seppur cibernetica della propria esistenza. Con una sola frase, infatti, nel film si può porre fine alla “vita” di un robot, cancellandogli tutta la memoria e resettandoli dal principio. In definitiva un film che non ha eguali e che esce fuori da qualsiasi genere, visto che fantascienza, thriller, dramma e favola sono fusi assieme in un perfetto mix di emozioni. Se non è un capolavoro, ci va veramente vicino e tiene incollati alla poltrona fino alla fine. Da vedere, da vedere, da vedere.

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