SHARE
Locandina El Campo

Locandina El CampoPrimo lungometraggio alla regia per il documentarista argentino Hernàn Belòn, “El Campo“, che, dopo essere stato presentato al Festival di Venezia dell’anno scorso, esce nelle sale italiane il 31 agosto 2012; si tratta di una co-produzione italo-argentina e racconta il disfacimento del rapporto di una coppia che dalla metropoli si trasferisce per qualche giorno di vacanza nella campagna ancora selvaggia. Vediamo la trama e la recensione. Santiago (Leonardo Sbaraglia), la moglie Elisa (Dolores Fonzi) e la figlia Matilda (Matilda Manzano) si trasferiscono in una villetta nella campagna argentina in fuga da una città frenetica come Buenos Aires, per trascorrere qualche giorno di vacanza. Santiago è entusiasta e non vede l’ora di potersi dedicare alla famiglia come non ha mai potuto fare finora, a fare sesso con la moglie e magari pensare ad un altro bambino, mentre Elisa trova la campagna molto fredda ed inospitale, persino paurosa, avvolta come è sempre dalla nebbia. La casa è da ristrutturare e subito emergono i primi contrasti fra la coppia, mentre il marito non vede l’ora di cominciare con i lavori di ammodernamento per trasformare la casa nella loro residenza estiva, Elisa è sempre inquieta tra quelle mura fredde e spoglie, infastidita dai continui rumori e dagli spifferi perenni e comincia a mostrare una morbosa attenzione nei confronti della piccola figlia Matilda. Elisa si sente bene solo quando può passare una serata in città e quando sente l’aria sul suo viso dal finestrino della macchina e sarà quindi costretta a porsi delle domande, scoprendo lati nascosti della sua personalità che non conosceva. Santiago invece si troverà davanti una donna nuova, una donna che non conosce affatto e che forse non ama neanche più.

Santiago ed Elisa in una scena di El Campo

All’inizio sembra di trovarsi davanti l’ennesimo horror con la solita casa infestata e piena di atmosfere angoscianti, vista la scelta di ambientare la pellicola in una villa sperduta in mezzo alla campagna e le sensazioni di paura di Elisa a ogni piccolo cigolio; il regista Hernàn Belòn gioca infatti con questa atmosfera lugubre, aiutato anche dalla fotografia cupa di Guillermo Nieto e dalla musica lugubre di Antonio Fresa e Luigi Scialdone. Lascia intravvedere sinistre vecchiette, inquadra oscure foreste e fa sentire perdite d’acqua e pareti scricchiolanti, ma alla fine si scopre invece che il film non è altro che il dramma intimo e privato di tante coppie, con ruoli, opinioni, sogni e obiettivi diversi, sulla loro vita da trascorrere assieme, che un paesaggio selvaggio e una vecchia casa disabitata e piena di crepe, spifferi e rumori, può facilmente portare a galla. Il documentarista che c’è in Hernàn Belòn, si fa vedere nei lunghi silenzi, concentrandosi maggiormente sul personaggio più fragile, quello di Elisa, usando il suo punto di vista per costruire una tensione che non farà altro che aumentare il suo distacco dal marito.

Leonardo Sbaraglia e Dolores Fonzi in una scena di El Campo

Il regista argentino riesce a meraviglia a costruire la dimensione più oscura dei tormenti sentimentali di Elisa, rendendo una panoramica originale su un matrimonio alla deriva, che neanche dopo una gita in città con sbornia colossale e una notte di sesso in auto non riesce a risollevarsi. Finchè la morte dell’anziana vicina e sorvegliante della casa rimasta disabitata per anni non pone i due coniugi davanti ad una decisione; una decisione che però il finale suggerisce solo, rimanendo comunque aperto all’interpretazione di ogni  spettatore. Sono veramente pochi i momenti di narrativa tali da tenere alta la tensione drammatica in questa pellicola che è più un mix fra un thriller psicologico e un dramma di coscienza che un esperimento ben riuscito, anche se, va detto, che induce sicuramente a riflettere sul moderno rapporto di coppia. Il fascino della campagna solitaria, che effettivamente non piace a tutti, tende a penalizzare un po’ il film, che regala comunque una lettura convincente dell’intimità tra due persone. In definitiva? Lascio la parola ai lettori, visto che questo film, molto più che altri, si presta a interpretazioni diverse e soprattutto personali.

El Campo: la famiglia  in campagna

SHARE