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Torna al cinema l’imbranatissimo Greg Heffley (Zachary Gordon), nel terzo capitolo della saga che si intitola “Diario di una schiappa 3: Vita da cani“, nel quale pensa che la vita con l’ultimo giorno di scuola si trasformerà in uno sballo totale, ma si dovrà ricredere quasi subito; nelle sale italiane in contemporanea con gli Stati Uniti il 3 agosto 2012, il film è stato presentato in anteprima alla 42^ edizione del Giffoni Film Festival. Come i primi due capitoli anche questa pellicola si ispira ai romanzi di Jeff Kinney, che in Italia sono pubblicati da Il Castoro, magistralmente adattati per il cinema dagli sceneggiatori Mara ForbesWallace Wolodarsky sotto la direzione di David Bowers. Greg, al contrario di molti suoi coetanei, non sogna di diventare un supereroe con maschera e mantello e nutre speranze molto più terrene; godersi tre mesi di vacanze giocando ai videogames e cercare di conquistare la sua bella compagna di classe Holly (Peyton List), ma come sempre sarà ostacolato dal fratello maggiore Rodrick (Devon Bostick). Vediamo la trama in dettaglio.

I genitori di Greg sono di quelle persone che pensano che l’estate debba essere fatta di occupazioni formative, così il nostro imbranato finge di trovarsi un’occupazione nel country club dove è socio, grazie ai suoi genitori, il suo migliore amico Rowley (Robert Capron); in realtà Greg frequenta il posto solamente per stare lontano dai continui rimproveri del padre e dalle continue angherie cui lo sottopone il fratello, ma anche e soprattutto per vedere Holly anche lei socia del club, che però ancora non è riuscito ad invitare ad uscire. Per evitare di smascherare la bugia Greg finirà in una serie di situazioni esilaranti, tra le quali montagne russe spaventose e costumi da mare scomparsi, in più il cane appena adottato dalla famiglia, Dolcetto, provvederà a fare ancora più danni. In mezzo c’è anche il tempo per una dura vacanza in campeggio con il padre e per Greg di fingersi un amante dello sport estremo. Di certo questo film non vuole dare nessun messaggio e tanto meno insegnare qualcosa, vuole solamente essere quello che è e cioè circa 90 minuti di divertimento per tutta la famiglia; il regista azzecca  i tempi comici e i ritmi della narrazione che non sono mai volgari, ma adatti ad un pubblico di tutte le età e la commedia risulta sempre fresca e divertente. Nonostante si sia già al terzo capitolo, la pellicola dimostra ancora spunti divertenti e non annoia e il segreto di questo successo sta nel fatto che in ognuno di noi c’è o c’è stato un piccolo imbranato come Greg, sempre a dover sopportare le prepotenze dei più forti, ad accettare regole che gli sono imposte e a cercare le emozioni dei grandi; in ogni posto, che sia a scuola, in vacanza o al Luna Park, Greg riesce sempre a farsi notare e a passare da “disturbatore”, è insomma un perdente di successo.

D’altronde uscire da una sala cinematografica con il sorriso sulle labbra e una sensazione di serenità non è certamente un risultato da sottovalutare in questi tempi, in cui molti film sono solo tanta bella confezione, ma davvero poca sostanza; per merito della regia e della sceneggiatura e del cast ormai collaudatissimo, il film mantiene sempre una freschezza e una sincerità disarmanti che ne fanno il suo punto di forza. “Diario di una schiappa 3: Vita da cani” diverte tanto i ragazzini e non annoia i grandi, che anzi si incuriosiscono dalle buffe situazioni di cui è vittima il povero imbranato. Accanto al cast di ragazzini abbiamo poi un rinato Steve Zahn, attore molto in voga negli anni ’90, che interpreta Frank Heffley, il papà di Greg, che con un’interpretazione simpatica e mai stereotipata riesce a convincere e Devon Bostick nei panni dell’insopportabile fratello maggiore di Greg,  Rodrick Heffley, che diventa davvero  irresistibile quando imita Justin Bieber. Visto che la pellicola è comunque rivolta ad un pubblico giovanissimo, non vale la pena fare nessuna critica, anche perchè non avrebbe molto senso e nonostante il caldo afoso e la pigrizia di questi giorni, se si hanno dei bambini, vale sicuramente la pena di uscire di casa e andarlo a vedere.

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