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Nelle sale italiane il 1 di agosto 2012, il film commedia Ragazze allo Sbando, segna il ritorno di Whit Stillman dietro la macchina da presa, a distanza di 13 anni dal suo ultimo film, Last Days of Disco. Dopo essersi trasferita a Seven Oaks, un college americano dell’East Coast, Lily (Analeigh Tipton) entra a far parte di un gruppo di ragazze, composto da Violet (Greta Gerwig), Rose, (Megalyn Echikunwoke) e Heather (Carrie MacLemore); lo strano trio di ragazze trova molto disgustosi gli odori del corpo ed è molto sensibile al problema dei suicidi provocati dalle delusioni amorose. L’attività principale dello strampalato gruppo di ragazze, è infatti quella di gestire il Centro Prevenzione Suicidi, che ha il compito di curare i malati d’amore, offrendo caffè e organizzando corsi di ballo a ragazzi e ragazze depressi e potenziali suicidi. Violet è il leader del gruppo ed è fermamente convinta che sia meglio trascurare i tipi bellocci e preferire i ragazzi mediocri e non proprio intelligenti, per cercare di migliorarli, ottenendo così la propria gratificazione. Ma nella vita non va mai come vogliamo e le complicate geometrie degli intrecci amorosi, tra tradimenti, ritorni di fiamma e gelosie, metteranno in ridicolo tutte le certezze di Violet ed apriranno finalmente gli occhi a Lily che si renderà conto dell’ambiguità della società giovanile in cui vive.

Infatti si troveranno coinvolte in storie sentimentali con una serie di ragazzi, tra i quali il superficiale Charlie (Adam Brody), il rubacuori Xavier (Hugo Becker) e i fratelli pazzi Frank (Ryan Metcalf) e Thor (Billy Magnussen),— che minacceranno seriamente l’amicizia e anche la sanità mentale delle ragazze. Il 60enne Whit Stillman torna quindi alla regia con un film che, attraverso la realtà giovanile e collegiale, vuol mostrare il decadimento della società moderna; con una serie di protagonisti al femminile, Stillman abbandona il cinismo degli anni ‘80, che tanto aveva caratterizzato i suoi precedenti lavori, per sposare il mondo molto confusionario delle confraternite di ragazzi imbranati e di ragazze che si improvvisano crocerossine per aiutare i più deboli, con equazioni amorose tecnicamente sbagliate. La sottile nostalgia per la fine di un’epoca dominata dalla discomusic, viene qui sostituita dall’insensatezza di una società incerta, in cui gli obiettivi da raggiungere sono costantemente messi a fuoco in maniera sbagliata. Il gruppo delle 4 ragazze, nel suo voler essere un mix di determinazione e buoni propositi, destinati poi a crollare miseramente nello scontro con la dura realtà, incarna perfettamente i paradossi esistenziali tra il bisogno di positività che hanno le persone e le naturali brutture che poi compiono, quali l’egoismo, le gelosie e l’ipocrisia. Il regista riesce sapientemente nell’intento di creare una commedia frizzante soprattutto nell’uso di dialoghi notevolmente incalzanti allo scopo di smascherare il falso buonismo del comportamento umano. La vicenda segue il lento, ma costante precipitare di questi universitari in mezzo all’ambiguità e alla totale assenza di spirito.

Il film di Stillman è talmente pieno di situazioni folli e apparentemente senza senso che riesce a malapena a toccare con mano la realtà della condizione dell’alienato in un mondo che ha regole del tutto ingiuste. La pellicola vuole raccontare queste contraddizioni attraverso una serie di personaggi strambi e strampalati, con uno stile vintage nell’abbigliamento e nella musica, che vuole  sottolineare il distacco temporale in cui sembrano vivere le 4 ragazze; in parole povere un mondo in cui il bene e il male diventano una cosa sola, fino a cambiare ed a plasmare le persone, come la stessa Violet, che è sicuramente animata da buoni sentimenti,  eppure continua ingenuamente a dispensare cattivi pensieri. Sicuramente una commedia che, grazie ad un ritmo frizzante e che mai annoia, conferma il buono stato di salute del cinema indipendente americano, sempre capace di reinventarsi e di ricominciare da capo. Un’opera che vuole prendere in giro sia le ipocrisie della società americana, e non solo, fatta solo di apparenza, sia le commedie per adolescenti spesso scialbe e senza contenuti. Con un buon cast, un’attenta scenografia e un’ottima colonna sonora, la pellicola scorre in scioltezza e Ragazze allo Sbando, titolo originale, Damsels in Distress, nonostante qualche momento di calo del ritmo, peraltro più che naturale, riesce a coinvolgere lo spettatore nello in questo strano modo di vedere le cose della giovane borghesia americana. In sostanza un film godibile che merita sicuramente di essere visto.

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