Il celebre fiume di cioccolato visto in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il classico del 1971 con Gene Wilder, era ben lontano dall'essere una distesa di dolce prelibatezza. A svelare i retroscena poco appetibili del set è stato Rusty Goffe, che nella pellicola interpretava uno degli Umpa Lumpa. L'attore ha raccontato come quella che sullo schermo appariva come una magica cascata fosse in realtà un composto poco igienico e dall'odore decisamente sgradevole.
L'originale Oompa Loompa di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato racconta quanto fosse "sporco" il fiume di cioccolato
Secondo quanto riferito da Goffe, il liquido utilizzato per simulare il fiume di cioccolato era composto da acqua sporca mescolata con panna e zucchero. Con il passare dei giorni, il calore sprigionato dalle potenti luci di scena ha innescato una rapida decomposizione del composto organico, rendendo l'aria irrespirabile. L'interprete ha ricordato come la vasca diventasse spesso un ricettacolo di detriti, tra cui mozziconi di sigaretta abbandonati dalla troupe e frammenti di copioni caduti accidentalmente.
Questa realtà produttiva, decisamente distante dalla magia del grande schermo, contrastava nettamente con l'estetica sognante del film. L'attore ha avuto modo di confrontare quell'esperienza con il recente coinvolgimento in un progetto Netflix, dove ha constatato che le moderne tecniche di realizzazione hanno permesso di ricreare l'iconico scenario senza incorrere nei disagi del passato.
Un addio simbolico alla fabbrica di cioccolato
Il recente ritorno di Goffe nell'universo creato da Roald Dahl ha segnato anche il suo ritiro definitivo dalle scene. Concludere la carriera partecipando a una nuova produzione dedicata a Willy Wonka ha rappresentato per l'attore un cerchio che si chiude, a oltre mezzo secolo dal suo debutto cinematografico.
Durante la lavorazione del progetto Netflix, che ha omaggiato la figura di Gene Wilder attraverso una riproduzione vocale autorizzata, Goffe ha definito commovente riascoltare il timbro dell'indimenticabile protagonista. La figura di Wilder rimane infatti legata in modo indissolubile all'immaginario collettivo, nonostante i segreti poco glamour che si nascondevano dietro le quinte della sua fabbrica. Il racconto di Goffe conferma come, nel cinema degli anni Settanta, la magia visiva dipendesse spesso da soluzioni pratiche artigianali, talvolta estreme, che oggi verrebbero gestite con tecnologie ben più sofisticate.
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