Sylvester Stallone contro il fisico troppo pompato in palestra: «Davvero pensate che siano naturali?»

Sylvester Stallone afferma che i corpi dei film di supereroi non sono "naturali" e che assumere steroidi per aumentare la massa muscolare è come "indossare parte di un costume".

Locandina di Sylvester Stallone contro il fisico troppo pompato in palestra: «Davvero pensate che siano naturali?»

A 80 anni, l’attore ripercorre la trasformazione fisica affrontata per Rocky III e racconta quanto gli sia costato costruire il corpo dell’eroe d’azione.

Cinquant’anni dopo il debutto di Rocky, Sylvester Stallone torna a parlare della trasformazione fisica che ha contribuito a definire la sua carriera. E lo fa puntando il dito contro una delle ossessioni più evidenti del cinema contemporaneo: i corpi ipermuscolosi delle star dei cinecomic.

Sylvester Stallone, star di "Tulsa King", critica i fisici da supereroe: "Pensate davvero che questi ragazzi siano naturali?"

Durante un incontro pubblico a New York organizzato nell’ambito della promozione del suo nuovo memoir The Steps, Stallone ha messo in discussione l’idea che simili trasformazioni possano essere considerate semplicemente il risultato di un allenamento ordinario.

«Davvero pensate che questi ragazzi siano naturali?», ha chiesto l’attore al pubblico, parlando dei protagonisti dei film di supereroi. Secondo Stallone, costruire quel tipo di fisico significa sostanzialmente indossare una parte del costume per alcune settimane, prima di abbandonarla.

La lezione di Rocky III

Per spiegare il suo punto di vista, Stallone è tornato a uno dei momenti più estremi della propria carriera.

In Rocky III, il personaggio interpretato dall’attore non è più il pugile inesperto che aveva conquistato il pubblico nel primo film. Rocky è diventato una star, ha accumulato denaro e fama e si è trasformato anche fisicamente.

L’arrivo di Clubber Lang, interpretato da Mr. T, cambia però completamente la situazione. Rocky deve confrontarsi con un avversario più aggressivo e con una realtà dalla quale il successo lo aveva progressivamente allontanato.

Stallone ha raccontato di aver voluto rendere visibile questa trasformazione anche attraverso il corpo. Secondo il suo ricordo, arrivò a una percentuale di grasso corporeo del 2,6%, alimentandosi soprattutto con tonno e sottoponendosi a un regime estremamente restrittivo. Ha inoltre raccontato di aver assunto steroidi durante quel periodo. Il dato sul 2,6% è una sua dichiarazione e non è stato verificato indipendentemente.

La cifra è leggermente diversa da quella ricordata dall’attore in una precedente intervista del 2023, quando aveva parlato del 2,8%. Anche la dieta descritta in quell'occasione presentava dettagli differenti.

«Era come indossare un'armatura»

Stallone ha raccontato più volte quanto il rapporto con il proprio corpo sia diventato complesso durante gli anni di Rocky.

In una recente intervista al New York Times, l'attore ha parlato anche di un periodo di bulimia durante la lavorazione di Rocky III e dell'ossessione sviluppata nei confronti del proprio aspetto fisico.

Il corpo, ha spiegato, era diventato una sorta di armatura. Una necessità professionale che progressivamente aveva assunto un peso molto più grande nella sua vita personale.

Stallone ha inoltre riferito di aver utilizzato gli steroidi a cicli e di averne sperimentato conseguenze negative. Ha raccontato di aver affrontato negli anni numerosi interventi chirurgici, tra schiena, spalle e collo, senza attribuire però direttamente tutte quelle operazioni all'uso di sostanze dopanti.

Il suo racconto, dunque, non si limita alla costruzione muscolare. È soprattutto la storia di un attore che ha trasformato il proprio corpo in uno degli strumenti principali della sua carriera.

Dai muscoli di Rocky ai fisici dei cinecomic

È proprio qui che il discorso di Stallone si collega a Hollywood oggi.

Gli attori che interpretano supereroi vengono spesso sottoposti a trasformazioni fisiche radicali in tempi molto brevi. Aumentare la massa muscolare, ridurre drasticamente la percentuale di grasso e mantenere quel risultato durante le riprese è diventato parte del lavoro di numerose star dell'industria.

Stallone conosce bene questo meccanismo. Per decenni è stato uno dei principali protagonisti dell'action movie e ha contribuito a fissare un modello di fisicità maschile destinato a essere replicato da generazioni di interpreti.

La sua osservazione non costituisce però una prova sul comportamento di specifici attori. È una riflessione personale basata sulla propria esperienza professionale.

Il prezzo di una trasformazione estrema

Il racconto di Stallone acquista un peso particolare perché arriva mentre l'attore celebra i cinquant'anni di Rocky.

Il film del 1976 trasformò un attore ancora poco conosciuto in una star internazionale e diede origine a una delle saghe più longeve della storia del cinema. Oggi Stallone continua a lavorare: interpreta Dwight Manfredi in Tulsa King e resta coinvolto nel progetto legato alla nascita di Rocky.

Nel frattempo, I Play Rocky porta sul grande schermo proprio gli anni in cui Stallone cercava di ottenere il ruolo che avrebbe cambiato la sua vita. Anthony Ippolito interpreta il giovane Stallone nel film diretto da Peter Farrelly, incentrato sulla difficile realizzazione del primo Rocky.

È un curioso gioco di specchi: mentre un film racconta la nascita del personaggio che ha trasformato Stallone in un'icona, l'attore racconta oggi quanto fosse impegnativo trasformarsi fisicamente per continuare a interpretarlo.

Un ricordo che cambia prospettiva sulla Hollywood dei muscoli

Le parole di Stallone non dimostrano che i corpi degli attori dei cinecomic siano ottenuti attraverso pratiche specifiche. Mostrano però quanto possa essere radicale la preparazione richiesta a una star quando l'aspetto fisico diventa parte essenziale del personaggio.

Il suo caso è particolarmente significativo perché appartiene a una generazione che ha contribuito a rendere il fisico scolpito un elemento centrale del cinema d'azione.

A 80 anni, Stallone guarda quindi a quella stagione con una prospettiva diversa. Quello che un tempo era semplicemente uno degli strumenti per interpretare Rocky oggi diventa anche un racconto sui limiti che un attore può arrivare a superare per adattarsi alle esigenze dello spettacolo.

E il suo messaggio, al di là della provocazione sui supereroi, è soprattutto un ritorno alla propria esperienza: dietro un fisico costruito per il cinema può esserci un prezzo molto più alto di quello che appare sullo schermo.

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