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some prefer cake 2014 logoDomenica 21 settembre si è concluso al Nuovo Cinema Nosadella di Bologna il Some Prefer Cake, festival di cinema lesbico giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Cinque giornate all’insegna della cultura, del cinema, della letteratura e del divertimento, si sono susseguite senza sosta offrendo agli oltre 6000 spettatori 46 film e una vastissima panoramica della produzione cinematografica lesbica internazionale, partendo dagli Stati Uniti fino ad arrivare all’Ucraina, passando per le Filippine, l’Argentina e il Regno Unito. Diverse le personalità internazionali che hanno presenziato, tra le quali Esther Hoffenberg, regista del particolarissimo documentario Violette Leduc: la chasse à l’amour, Adele Tulli, regista e vincitrice del premio per il Miglior documentario del Torino Gay e Lesbian Film Festival del 2011 e Thérèse Clerc, attivista femminista parigina.

esther hoffenberg some prefer cake 2014
Esther Hoffenberg, regista del documentario “Violette Leduc: la chasse à l’amour”

Oltre ad una ricca programmazione pomeridiana e serale, l’ultima giornata sono stati assegnati i due premi più importanti del festival, ovvero il Premio della Giuria e il Premio del Pubblico. I film vincitori del Premio della Giuria, che si suddivideva in tre sottocategorie (una per i lungometraggi, una per i cortometraggi e una per i documentari, ndr), sono stati annunciati prima dell’ultimo lungometraggio in concorso, Broken Gardenias, la cui recensione verrà pubblicata su Mister Movie nei prossimi giorni. La prima giuria, composta da Lucia Jorini, La Mile e Veronica Noseda ha deciso di assegnare il premio come miglior lungometraggio allo statunitense The Foxy Merkins, di Madeleine Olnek, “per l’originalità e l’ironia, uno sguardo surreale e mai moralista sulla sessualità nelle sue molteplici sfaccettature. Uno dei meriti della pellicola è la scelta di usare un corpo non conforme ai canoni estetici mainstream per mettere in luce i rapporti attuali tra sesso e denaro nella società americana, con particolare attenzione alle dinamiche di classe“. La seconda giuria, composta da Elisa Delogu, Paola Gabrielli e Rita Felicetti, ha invece assegnato il premio come miglior cortometraggio al brasiliano O Olho e o Zarolho di René Guerra e Juliana Vicente, “perché con tanta delicatezza affronta un tema molto umano, il dubbio, e lo fa attraverso lo sguardo innocente e senza pregiudizi di un bambino.”. Il  premio come miglior documentario è stato in fine assegnato dalla regia composta da Enza Negroni, Linda Chiaramonte e Sara De Giovanni, a Violette Leduc, la chasse à l’amour di Esther Hoffenberg, “per la passione e la grande maestria della regista che ha saputo riportare sulle scene la vita e gli scritti di un’importante autrice del ‘900 francese facendola conoscere ad un pubblico più giovane.“.

Per quanto concerne il Premio del Pubblico, il lungometraggio Reaching for the Moon, di Bruno Barreto, il documentario Alice Walker: Beauty In Truth, di Pratibha Parmar e il cortometraggio Orbitas, di Jaime Maestro hanno ricevuto il maggior numero di votazioni.

The foxy merkins some prefer cake 2014
“The Foxy Merkins”, vincitore del Premio della Giuria come miglior lungometraggio
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Staff e premiazione SPC14

Quella del 2014 è stata sicuramente un’edizione ricca di sorprese e di prodotti cinematografici di qualità, coinvolgenti e quasi mai banali, di un ricchissimo staff di persone appassionate, disponibili e pronte a svolgere in maniera impeccabile il proprio lavoro, ma soprattutto di un pubblico interessato, voglioso di essere stimolato e critico in maniera piacevolmente costruttiva. Tantissimi i lungometraggi e i cortometraggi, di cui alcuni molto originali, e  interessanti i documentari, che hanno trattato meravigliosamente temi di cui attualmente si parla poco, o che addirittura vengono taciuti o non considerati reali, come lo stupro, la violenza domestica e molti altri ancora. Il Some Prefer Cake è, in definitiva, uno di quei piccoli gioielli da preservare, uno di quegli eventi in cui si celebrano le diversità e le si trasforma in bacini enormi di ricchezza culturale e personale senza aver paura del pregiudizio: un avvenimento a cui tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero partecipare a prescindere dalla loro appartenenza o meno alla comunità LGBT, anche solo per incominciare a prendere in considerazione un mondo che, purtroppo, ancora oggi tende a passare tendenzialmente in sordina ed avrebbe sicuramente bisogno di molta più visibilità.

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