Recensione Welcome to Derry: i Primi Episodi con il ritorno dell’incubo di Stephen King tra promesse e limiti

Ambientata negli anni ’60, la serie prequel di It riporta a Derry il terrore di Pennywise. Un esordio inquietante, ma non privo di ombre.

Recensione Welcome to Derry: i Primi Episodi con il ritorno dell’incubo di Stephen King tra promesse e limiti

La serie prequel di Stephen King, disponibile su Sky e NOW, torna nel 1962 per esplorare le origini della maledizione di Derry. Un esordio visivamente disturbante, ma che fatica a catturare l’anima emotiva dei romanzi di King.

Welcome to Derry: Il Prequel di It Riporta Pennywise su HBO Tra Orrore Estetico e Limiti Narrativi

C’è un fascino innegabile nel tornare nell’oscura cittadina di Derry, Maine. Con Welcome to Derry, HBO e il regista Andy Muschietti (già dietro ai recenti IT cinematografici) tentano di espandere il mito di Pennywise con un prequel ambientato nel 1962. La serie, disponibile in Italia su Sky e NOW, si prefigge di mostrare il ciclo di terrore che, ogni 27 anni, riporta il clown danzante in superficie.

L’episodio pilota alterna momenti folgoranti di orrore puro a passaggi che, secondo la critica, risultano più convenzionali, lasciando intravedere luci e ombre sul progetto.

Un Tuffo Negli Anni Sessanta: Infanzia, Orrore e Razzismo

La scelta di ambientare la narrazione nel 1962, prima degli anni ’80 dei film, ricostruisce un’America apparentemente tranquilla, ma già corrotta da segreti e incubi nascosti.

  • L’Incipit Disturbante: L’episodio si apre con una sequenza potente e grottesca: un ragazzino in fuga incontra una famiglia che si rivela un incubo vivente, catturando immediatamente l’attenzione con splatter e tensione prolungata.
  • I Nuovi Protagonisti: Il pilot introduce un nuovo gruppo di bambini, tra cui Lilly (Clara Stack), legati alla sparizione del giovane Matty. La serie tenta di riscoprire lo spirito “kinghiano” — l’innocenza infantile travolta dall’orrore — ma la verve narrativa è frenata da dialoghi che appaiono a tratti troppo adulti per i piccoli protagonisti.
  • Sottotesto Sociale: L’arrivo in città di Leroy Hanlon (Jovan Adepo), maggiore dell’aeronautica e nonno del futuro Mike Hanlon, introduce il tema del razzismo nell’America dell’epoca. Nonostante l’importanza del sottotesto, la sua rappresentazione nel pilot resta più accennata che incisiva.

Il Problema della “Sostanza” Kinghiana

L’aspetto più criticato del pilot non risiede nell’orrore, ma nella sua mancanza di anima emotiva. Come accaduto in molte trasposizioni kinghiane recenti, Welcome to Derry sembra sacrificare la profondità psicologica dei personaggi in favore di effetti visivi e jump scare.

L’uso marcato della CGI, specialmente nelle sequenze più spaventose, rende la paura più fredda e artificiale, allontanandola dalla dimensione umana e fisica che ha reso celebre il Pennywise interpretato da Tim Curry nella miniserie anni ’90.

Colpo di Scena Finale e Bilancio

Il pilot ritrova slancio nell’ultima parte, ambientata in un vecchio cinema. La sequenza vede i ragazzi assistere a una proiezione agghiacciante che culmina in un colpo di scena di brutalità inaspettata. Sebbene l’impatto sia forte — con il presunto decesso di alcuni protagonisti, in una mossa che ricorda la brutalità di Game of Thrones — la presenza di alcuni attori nei prossimi episodi fa pensare a una possibile svolta ingannevole.

In sintesi, Welcome to Derry debutta con una promessa: l’atmosfera è cupa e l’inquietudine è palpabile. Tuttavia, per elevarsi a capolavoro horror, dovrà dimostrare nelle prossime puntate di poter ritrovare quel calore umano e quella sincera emotività che sono la vera essenza del terrore firmato Stephen King.

Restate con Mister Movie per scoprire come evolverà Welcome to Derry nelle prossime puntate, tra incubi, misteri e nuove ombre dal passato di Pennywise.