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Oscar 2015 discorso vincitori - Julianne Moore Eddie RedmayneAvete seguito la notte live, in chiaro sul digitale terrestre? No? Grandemente male. Ma siamo qui per rimediare alla mancanza di chi, giustamente dovendosi alzare presto (e non ha fatto after con un sonno d’un paio d’ore, come s’è fatto in redazione) e deve ancora godersi questi eventi. Cominciamo con i video e le trascrizioni tradotte dei discorsi di Eddie Redmayne e Julianne Moore, rispettivamente Miglior Attore e Miglior Attrice: in comune per questi due incredibili protagonisti, la capacità di rendere sul grande schermo i tremendi effetti di due diverse malattie, la capacità di evidenziarle e metterle in risalto, senza vergogna, senza nasconderle in un cassetto facendo finta che non esistano.

Eddie Redmayne, Migliore Attore Protagonista (La Teoria Del Tutto)

«Oh mio dio. Grazie. Grazie. Grazie all’Academy. Non credo di essere in grado di articolare abbastanza come io mi senta in questo momento. Per favore, sappiate questo: sono pienamente consapevole di essere un uomo davvero, davvero fortunato. Questo Oscar – wow! – questo OScar, questo appartiene a tutte le persone che nel mondo stanno combattendo contor la SLA. appartiene a una famiglia eccezionale: Stephen, Jane, Johnathan e tutti i figli di Hawking. Ne sarò il custode e lo curerò. Lo luciderò. Sarò a sua completa disposizione, lo servirò con mani e piedi. Ma non sarei qui adesso se non fosse per uno straordinario gruppo di persone. La mia “compagna di crimine” sulla scena, Felicity Jones. Il mio grintoso e incredibilmente gentile regista, James Marsh. Il team di Lisa, Anthony, Nina, Josh, Gene, Jason, Elan, Carl, Britney, Carrie e Pip. Ora, finalmente, tutto questo è assolutamente straordinario. Voglio ringraziare la mia famiglia e te, Hannah, mia moglie. Ti amo davvero. Abbiamo un nuovo amico con cui condividere il nostro appartamento. Grazie a tutti

Poche ore dopo, la reazione di Stephen Hawking arriva via Facebook.

Julianne Moore, Miglior Attrice Protagonista (Still Alice)

«Vi ringrazio tanto. Ho letto un articolo che diceva che vincere un Oscar potrebbe portare a vivere cinque anni più a lungo. Se questo è vero, mi piacerebbe davvero ringraziare l’Academy perché mio marito è più giovane di me. Non esiste una cosa simile al premio come migliore attrice, come dimostrano le prestazioni dei miei colleghi candidati. Sono onorata di avere trascorso con voi ogni passo di questo cammino. Sono grata per questo e grata per l’opportunità di essere qui e ringraziare le persone che amo. Il mio manager Evelyn O’Neill, Kevin Huvane, Steven Huvane, Josh Lieberman, la mia famiglia, i miei nonni, mio ​​fratello Peter, mia sorella Valerie, mia madre e mio padre, i quali mi hanno insegnato che avrei potuto avere tutto, con la giusta educazione. Anche se non credo che intendessero fare l’attrice. E ringrazio mio padre per avermi mostrato il mondo. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno creato questo film: Sony Classics, Killer Films, James Brown, Lex Lutzus, Lisa Genova, Kristen Stewart, Alec Baldwin. Sono così felice – anzi, in realtà sono entusiasta del fatto che siamo riusciti ad accendere una luce d’attenzione sull’Alzheimer. Così tante persone con questa malattia si sentono isolate ed emarginate, e una delle cose meravigliose dei film è che ci fanno sentire partecipi e non da soli. E le persone con Alzheimer meritano di essere visti, in modo che si possa trovare una cura. E, infine, voglio ringraziare i nostri registi, Wash Westmoreland e Richard Glatzer, che avevano sperato di essere qui stasera, ma non possono a causa della salute di Richard. Quando Richard è stata diagnosticata la SLA, Wash gli chiese cosa volesse fare. Voleva viaggiare? Voleva vedere il mondo? E ha detto che voleva fare film e questo è quello che ha fatto. E, infine, un ringraziamento per mio marito Bart e i nostri figli, Cal e Liv, grazie per la mia vita. Grazie per avermi dato una casa. Vi ringrazio davvero per questo.»

Nota alla traduzione: il termine con cui Julianne Moore indica “casa” è “home”, comunemente identificante non solo il luogo fisico ma soprattutto emotivo, sinonimo di famiglia (basti pensare al classico “Home sweet home”).

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