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Dai titoli in sala si potrebbe pensare che la fantascienza stia vivendo un periodo d’oro. Mai come in questi anni il genere, tanto caro a mostri sacri della letteratura mondiale come Isaac Asimov e Philip Dick, ha trovato così spazio, raggiungendo ampie fette di pubblico.

Gli incassi al botteghino sono più che soddisfacenti, come dimostrano a giugno i 512 milioni di dollari raggiunti da Man of Steel o i 413 accumulati da Star Trek – Into Darkness.

CATALIZZA CAPITALI E ATTENZIONE. Dal punto di visto economico la fantascienza, specialmente al cinema, è solida: vende biglietti, crea grandi aspettative, spettacolarizza ogni evento grazie a straordinari effetti speciali e campagne marketing aggressive, catalizza capitali e attenzione.

Tuttavia, se da un lato si assiste a un costante aumento di pellicole a tematica sci-fi (science-fiction), dall’altro si può notare un sostanziale abbassamento qualitativo. Procedendo con remake e reboot o con sequel e prequel, che si ibridano spesso ad altri generi narrativi, la fantascienza ha notevolmente ridotto il suo potenziale creativo e visionario.

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«In oltre mezzo secolo di storia di fantascienza ci sono stati moltissimi alti e bassi. Gli Anni 60 ci hanno dato capolavori come 2001 – Odissea nello spazio, gli Anni 70 Alien, gli Anni 80 Blade Runner e la lista potrebbe continuare ancora per molto», spiega a Letterar43.it Marcello Rossi, uno dei massimi esperti in materia in Italia, co-autore della monumentale Enciclopedia della fantascienza televisiva.

«Arrivando ai giorni nostri la sensazione è che siamo in uno di quei momenti bassi, anche se il 2013 è iniziato abbastanza bene con due titoli sufficientemente originali: Oblivion e After Earth».

GIOCARE SU PIÙ LIVELLI NARRATIVI. La crisi della fantascienza – come ripetuto a gran voce da diversi critici – è riconducibile all’ibridazione fra più generi: lo sci-fi si mescola al drama familiare, ricorre a espedienti comici per intrattenere lo spettatore, gioca su più livelli narrativi per piacere al maggior numero possibile di persone.

«Ovviamente questo tende ad appiattire enormemente il genere da un punto di vista creativo», spiega Rossi.

«Al giorno d’oggi un film come Alien, in cui nella prima mezz’ora essenzialmente non succede nulla e serve solo per costruire la suspense, non si azzarderebbe a farlo nessuno. Non parliamo poi di 2001 – Odissea nello spazio: sarebbe considerato un vero e proprio suicidio».

Manca il coraggio di sperimentare anche per problemi di budget. A parte felici eccezioni (District 9, Monsters), produrre pellicole sci-fi ha costi altissimi.

ALMENO 100 MLN DI DOLLARI. Basti pensare che oggi la base di partenza per un film di questo genere si aggira intorno 100 milioni di dollari. Appare abbastanza normale che si viri su prodotti che abbraccino una larga fetta di pubblico in modo tale da almeno pareggiare l’investimento iniziale. “Per questo motivo si ricorre a saghe o universi ben collaudati, che possano almeno garantire una parte di spettatori affezionati”, precisa Rossi. “Così si snatura l’essenza della fantascienza, anche se non è certo tutto da buttare. Ad esempio, la rinascita del genere supereroistico, con Spider-Man, Iron Man, The Avangers, ha prodotto dei buoni risultati”.

I MECCANISMI DEL PICCOLO SCHERMO. Per il piccolo schermo valgono naturalmente delle considerazioni analoghe a quelle del cinema, anche se si innescano dei meccanismi un po’ diversi. Terminato Battlestar Galactica, straordinaria serie fantascientifica che univa temi e stilemi sci-fi a riflessioni profonde sull’etica e la bioetica, il panorama si è appiattito notevolmente.
Si sono succeduti diversi flop (FlashForward, V, Terra Nova), mentre altre serie come Eureka, Warehouse 13 e Alphas non hanno certo brillato per complessità.
«Fino a qualche anno fa c’era la convinzione che il futuro della fantascienza fosse in tivù piuttosto che al cinema», spiega Rossi.
«Purtroppo, terminate un po’ malamente Battlestar Galactica e Lost, che in realtà era fantascienza mascherata da opera di consumo, il panorama non appare molto luminoso. Anche Doctor Who, nonostante abbia mantenuto un po’ di freschezza, sta perdendo colpi».

SNATURATA L’ESSENZA DEL GENERE. La ricerca del mainstream nelle serie tivù di fantascienza di ultima generazione ha portato così a risultati deludenti che snaturano un pò l’essenza del genere. Tra problemi produttivi ed esigenze di mercato, la crisi dello sci-fi ha investito anche il piccolo schermo. Tuttavia qualche speranza per il futuro rimane anche in ambito televisivo: «Non credo siano le idee a mancare, ma semmai il fatto che non vengono realizzate» chiarifica Rossi, rimanendo tuttavia fiducioso per il futuro.

«Ci sono serie televisive, come l’inglese Black Mirror, che dimostrano le possibilità di fare buona fantascienza in televisione senza spendere milioni di dollari.

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