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Cinema e la crisi: weekend nero per il botteghino

Cinema e la crisi: weekend nero per il botteghino

Ormai c’è la crisi, ce l’abbiamo e ce la dobbiamo tenere. E’ una verità ovvia con cui conviverci tutti i giorni, tutte le imprese sono in recessione, tutte di tutti i campi, perfino l’industria cinematografica italiana sembra proprio che non se la passi affatto bene, nell’annus horribilis dello spread, è un dato di fatto: gli incassi nel 2012 si chiuderanno in calo rispetto all’anno scorso e a farne le spese sono proprio i titoli nazionali.

Hollywood e la recessione d’idee

Nell’anno in cui il made in Italy è tornato a sorridere nelle vetrine dei festival, infatti, il pubblico ha sonoramente bocciato i film italiani: basti pensare al caso di Bella Addormentata di Marco Bellocchio, che nonostante il passaggio alla Mostra di Venezia e la profondità del tema trattato (l’eutanasia), nel primo weekend ha raccolto solo 392.966 euro. E a fatica supera in questi giorni il milione. Impresa che, in barba alla crisi, ai titoli americani sembra riuscire ancora: volano nel nostro paese i cartoni animati, con il dominio a fine estate di Madagascar 3 e quello autunnale de L’era glaciale 4, mentre i titoli in 3D, nonostante il salasso imposto alle famiglie (più di 40 euro a sera per un nucleo di quattro persone) continuano a incassare quel che basta per imporsi al vertice delle classifiche. Puntare il dito contro la chiusura delle mono-sale, in rapida estinzione anche per l’incapacità di adeguarsi alle tecnologie moderne, serve a spiegare la crisi del cinema d’autore, ma non quella dell’industria in generale. Se i cinema storici chiudono, infatti, i multiplex aumentano. Tanto che in Italia, dal 2003 a oggi, gli schermi disponibili sono passati da 2.568 a 3.227.
A pesare, piuttosto, è la più generale crisi economica affiancata dalla crescita esponenziale della pirateria online, che avrebbe danneggiato soprattutto i risultati della prima parte del 2012: dal 1° gennaio al 26 agosto le presenze in sala sono diminuite del 18% rispetto al 2011, e gli incassi sono calati del 16%. Uno scarto «quasi impossibile da recuperare», per il presidente dell’Anec Lionello Cerri, che nonostante tutto non scoraggia i nostri autori: «Gli incassi torneranno, i talenti in Italia ci sono – dice Max Bruno, regista e attore – il problema è che bisogna andare a teatro per trovarli».

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