Una nuova analisi scientifica individua 17 grandi minacce per la salute e la sopravvivenza dell'umanità entro la fine del secolo. Tra i rischi considerati più estremi figurano un conflitto nucleare e l'uso deliberatamente ostile dell'intelligenza artificiale. Ma attenzione al titolo allarmistico: lo studio non afferma che all'umanità restino soltanto 74 anni di vita. Esamina scenari possibili e conseguenze che possono essere ridotte attraverso interventi concreti.
La ricerca è stata realizzata dalla Commissione di The Lancet sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo, con il contributo di esperti e analisi dell'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington. Pubblicata nell'ottobre 2026, prende in esame il periodo dal 2025 al 2100 e confronta le possibili conseguenze di diversi scenari in 204 Paesi e territori.
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Per valutare l'impatto delle minacce, gli studiosi utilizzano i DALY, una misura che quantifica gli anni di vita in buona salute persi a causa di malattie, disabilità o morte prematura. Non si tratta quindi di un conto alla rovescia per la fine del mondo, ma di uno strumento per stimare quanto danno potrebbe essere evitato se governi e istituzioni intervenissero in tempo.
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L'elenco comprende problemi già noti, come inquinamento atmosferico, cambiamento climatico, malnutrizione infantile, resistenza agli antimicrobici e pandemie, insieme a fattori sociali ed economici come disuguaglianza, scarsa istruzione e riduzione degli aiuti internazionali destinati alla salute.
Quali sono le 17 minacce individuate dagli scienziati?
Oltre ai pericoli ambientali e sanitari, il rapporto considera conflitti convenzionali, uso eccessivo di alcol, ipertensione, obesità, fumo, cattiva salute mentale e invecchiamento non in buona salute. Completano il quadro l'impiego ostile dell'intelligenza artificiale, il rischio di guerra nucleare, le disuguaglianze economiche, il basso livello di istruzione e il calo degli aiuti internazionali per la salute.
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La Commissione non presenta queste minacce come una classifica immutabile: le conseguenze dipendono dalle condizioni future e dalle decisioni prese nel presente. Per essere incluse, le minacce dovevano poter provocare almeno un miliardo di DALY entro il 2100, essere valutabili sulla base di dati disponibili e offrire margini d'intervento attraverso politiche e investimenti.
Intelligenza artificiale e guerra nucleare: i due rischi estremi
L'aspetto più delicato dello studio riguarda due minacce considerate potenzialmente in grado di provocare l'estinzione umana: il conflitto nucleare e l'uso malevolo dell'intelligenza artificiale. Gli autori sottolineano che la probabilità di questi scenari rimane bassa, ma che le conseguenze sarebbero enormi qualora si verificassero.
Nel caso dell'IA, l'attenzione è rivolta anche alla possibilità che sistemi avanzati vengano sfruttati per facilitare la creazione o l'impiego di armi biologiche. Per la guerra nucleare, invece, gli effetti potrebbero andare ben oltre le esplosioni iniziali, coinvolgendo il clima, la produzione alimentare e la disponibilità di risorse essenziali.
Le stime relative a questi pericoli sono più incerte rispetto a quelle basate su dati sanitari storici, perché richiedono valutazioni di esperti e analisi di scenari futuri. Non sono quindi previsioni certe di ciò che accadrà.
Il messaggio centrale della Commissione è che il futuro non è già scritto. Rafforzare i sistemi sanitari, investire nella ricerca e monitorare i rischi emergenti può ridurre le conseguenze di molte minacce. L'obiettivo non è annunciare la fine dell'umanità entro il 2100, ma individuare le aree in cui agire oggi può proteggere le generazioni future.
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