Un'intelligenza artificiale sempre disponibile, pronta ad ascoltare, rispondere con dolcezza e adattarsi alle preferenze di chi la utilizza. È questa la promessa delle cosiddette fidanzate virtuali, strumenti digitali che stanno attirando l'interesse di chi cerca compagnia o desidera sperimentare una relazione senza le difficoltà tipiche dei rapporti umani.
Ma cosa succede quando un legame artificiale diventa il principale antidoto alla solitudine? Secondo Lowri Walsh, psicoterapeuta e docente onoraria presso l'Università del Lancashire, il rischio è che un sollievo inizialmente utile finisca per allontanare le persone dalle relazioni reali.
In un contesto in cui il lavoro occupa molto tempo e le occasioni di incontro possono diminuire, un compagno virtuale può sembrare una soluzione semplice. Come osserva Walsh, dietro questa scelta possono esserci bisogni differenti: il desiderio di sentirsi ascoltati, la mancanza di intimità oppure la curiosità di esplorare una fantasia.
Fidanzate virtuali con l'IA: Quando la compagnia digitale non basta
Le interazioni con un chatbot possono offrire uno spazio in cui esprimere emozioni e alleggerire, almeno temporaneamente, la sensazione di essere soli. Il problema emerge quando questa comodità prende progressivamente il posto delle occasioni per conoscere altre persone, coltivare amicizie o costruire una relazione sentimentale.
Walsh invita a considerare anche il valore della vicinanza fisica. La presenza di un'altra persona, il contatto e le esperienze condivise contribuiscono al benessere in modi che una conversazione digitale non può riprodurre completamente.
La psicoterapeuta richiama inoltre l'attenzione sull'ossitocina, coinvolta nei processi di legame e nelle interazioni sociali. Sebbene un assistente virtuale possa simulare affetto attraverso le parole, non offre la stessa esperienza di un abbraccio o della vicinanza con un essere umano.
Questo non significa, però, che chi utilizza una fidanzata artificiale sia necessariamente destinato a isolarsi. La questione centrale è il ruolo che la tecnologia assume nella vita quotidiana e il modo in cui viene utilizzata.
L'intelligenza artificiale può anche aiutare a superare la timidezza
Walsh non considera automaticamente dannoso il ricorso a questi strumenti. Per alcune persone, soprattutto per chi vive con difficoltà le interazioni sociali, parlare con un assistente virtuale potrebbe rappresentare un primo passo per acquisire sicurezza ed esplorare i propri bisogni emotivi.
La differenza sta negli obiettivi. Se la tecnologia diventa un supporto per affrontare l'ansia e trovare il coraggio di partecipare ad attività, frequentare gruppi o conoscere potenziali partner, può accompagnare un percorso verso una maggiore apertura sociale.
Se, al contrario, finisce per sostituire sistematicamente ogni contatto umano, il rischio è che la persona rinunci sempre più spesso alle occasioni di relazione, rendendo più difficile uscire dalla solitudine.
La riflessione diventa particolarmente importante mentre i sistemi di intelligenza artificiale diventano sempre più capaci di simulare conversazioni intime e risposte emotivamente coinvolgenti. Sentirsi ascoltati può essere prezioso, ma una relazione simulata non equivale a un rapporto reciproco con una persona reale.
La sfida, quindi, non è necessariamente rinunciare alla tecnologia, ma imparare a usarla senza lasciare che occupi tutto lo spazio destinato alle relazioni. Perché, anche in un mondo sempre più digitale, il bisogno di connessione umana rimane centrale.
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