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uno-anzi-due-recensione-maurizio-battistaDopo aver interpretato ruoli secondari in qualche film e aver fatto da co-protagonista in Una cella in due, Maurizio Battista torna al cinema da primo attore con Uno, anzi due, diretto da Francesco Pavolini.

Il comico romano debutta da protagonista assoluto in una commedia cucita totalmente intorno a lui. La storia è quella di Maurizio, padre di famiglia che si ritrova sommerso dai debiti in seguito alla morte del padre. Non riuscendo a svelare la verità alla moglie e con il matrimonio del figlio alle porte, l’uomo minaccia di farla finita gettandosi da Ponte Milvio, dove inizia però a raccontare le proprie disavventure ai curiosi che si sono precipitati sul luogo.

Gli eventi che guidano il racconto del protagonista rispecchiano gli episodi che hanno realmente scandito l’esistenza di Maurizio Battista, il quale ha costruito il proprio successo comico condividendo col pubblico la vita di tutti i giorni, passata e presente: la morte del padre, i debiti, il bar e il matrimonio sono dimensioni che Battista porta sempre con sé nelle sue esibizioni. Qui, pur alterate (Battista veste il doppio ruolo di padre e figlio), diventano protagoniste e motore della storia, la quale procede concedendo al protagonista di lanciarsi in battute e siparietti che sono ormai per lui cavalli di battaglia.

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Il film diventa così un tira e molla fra l’intenzione di voler mettere in scena la storia dei personaggi e il dover traslare sul grande schermo gli spezzoni teatrali di Battista. Avere una forte personalità a disposizione e mettere al servizio della pellicola le sue qualità è senza dubbio un punto a favore; Maurizio Battista nasce tuttavia come intrattenitore dal vivo e la sua forza è sempre stata quella di creare un rapporto senza filtri tra lui e il pubblico, che traspare anche attraverso il piccolo schermo. Non lavorando Battista per sketch, bensì per monologhi, Pavolini riesce a evitare la struttura episodica che spesso contraddistingue queste commedie, ma il film si lega irrimediabilmente alla comicità del protagonista, che privo di quella immediatezza tipica del teatro e non essendo un attore professionista, non riesce sempre a calarsi nella scena con naturalezza.

QUI LA CONFERENZA STAMPA DEL FILM CON MAURIZIO BATTISTA E IL RESTO DEL CAST

Una certa ambivalenza si riscontra anche nella dimensione in cui è ambientata la pellicola: i protagonisti fanno i conti con faccende quotidiane in una Roma sempre più cosmopolita, ma allo stesso tempo sembra di essere rimasti in una città di 50 anni fa, i cui abitanti in strada si conoscono e si salutano, cadendo praticamente mai in volgarità. Battista, che è anche co-autore del soggetto e della sceneggiatura, ha sempre parlato con nostalgia di quella Roma che fu, e proprio da ciò sembra derivare questa contrapposizione, che fa riaffiorare un mondo ormai in procinto di sparire.

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Per rappresentare Roma e i romani al meglio, la produzione ha allestito un cast proveniente dalla Capitale: nomi quali Paola Tiziana Cruciani, Ninetto Davoli e Claudia Pandolfi hanno risposto alla chiamata del comico per affiancarlo in questo film. Tale scelta ha sicuramente ovviato alla questione dell’accento e gli attori sopraelencati danno tutti una buonissima prova. In particolare, i duetti fra Battista e la Cruciani risultano particolarmente riusciti, soprattutto nei momenti in cui i due si abbandonano all’improvvisazione rendendo più credibili e spontanee anche battute inverosimili. Da sottolineare inoltre il ruolo della Pandolfi, che nei panni di Suellen, sorella sboccata di Maurizio dalla tumultuosa vita sentimentale, dimostra un’ottima vena comica da coatta DOC. Meno azzeccate le interpretazioni dei giovani Emanuele Propizio e Veronica Corsi, che più di una volta appaiono forzate in una commedia che vive spesso di situazioni esasperate.

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Uno, anzi due avrebbe dunque funzionato di più se ci fosse stato meno Maurizio Battista. Non tanto in scena, quanto nella scrittura. Se siete fan del romano, potreste facilmente ridere nel vederlo in azione, ma credo che si avverta immediatamente come il suo territorio sia quello del palco e non quello del cinema. Il regista avrebbe dovuto modellare all’unisono l’attore e il film, impedendo a quest’ultimo di dipendere interamente dalla personalità del comico, che perde la veemenza positiva di cui fa sfoggio a teatro. Se lasciare spazio all’improvvisazione aggiunge freschezza al contenuto, il voler necessariamente fare del titolo una sorta di rivisitazione cinematografica degli spettacoli di Battista indebolisce la solidità della storia centrale, il cui finale che non chiude tutte le porte, nonostante un messaggio ottimista condivisibile, rende la narrazione principale ancor meno convincente, seguita passivamente dal pubblico.

Uno, anzi due è diretto da Francesco Pavolini. Prodotto da DAP Italy – De Angelis Group e distribuito da Universal e The Space Movies, il film vede protagonisti Maurizio Battista, Paola Tiziana Cruciani, Emanuele Propizio, Ninetto Davoli, Veronica Corsi, Claudia Pandolfi, Ernesto Mahieux, Rocco Barbaro e il Mago Silvan. L’uscita è fissata al 9 aprile.

 

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