Supercondriaco: Ridere fa bene alla salute – Recensione

Supercondiraco: Ridere fa bene alla salute - RecensioneSe volessimo divertirci a scovare tre aggettivi per questa ultima fatica dietro la macchina da presa del francese Dany Boon – al secolo Daniel Hamidou – attore, comico, regista (Giù al Nord, Niente da dichiarare) e produttore cinematografico, sceglieremmo sorprendente, efficace e leggera.

Romain, quarantenne solitario dalle mille manie, è solito far scivolare le sue giornate di scapolo tra ricerche spasmodiche di sintomi in rete e ricoveri immotivati in ospedale come tutti gli ipocondriaci.  L’unico amico che ha è Dimitri, il suo medico curante. E sarà proprio nell’accorato tentativo del dottore di aiutarlo a “socializzare” (dopo gli incontri virtuali e lo sport, sforzi miseramente falliti) che Romain vedrà cambiare radicalmente la sua vita.

Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute (di cui già vi abbiamo mostrato il trailer) è una co-produzione franco-belga ascrivibile a quella sorta di “filone” proprio della commedia capace di far ridere il pubblico catturandolo grazie alla vitalità di personaggi fortemente caratterizzati, dall’esagerazione fino al parossismo comico, nonchè interpretati da attori con volti (e corpi) azzeccatissimi.

Esiste infatti una tradizione recente della commedia francese dove la forza sta tutta nel gioco accattivante della coppia degli opposti (si pensi, ad esempio, proprio al grande successo del già citato Giù al Nord o anche alla serie dei film diretti da Francis Veber e interpretati dal felice duo Gerard Depardieu e Pierre Richard, da Due fuggitivi e mezzo a La capra).

Supercondiraco: Ridere fa bene alla salute - RecensioneLe stesse facce (Sei anni dopo)

Così, a distanza di una manciata di primavere, questa volta è  l’ipocondria di Romain che ci fa ritrovare la coppia Boon-Merard il primo nei panni del  malato immaginario dai gesti goffi e il secondo in quelli del medico curante ormai un po’ spazientito, dando vita ad un connubio riuscito in cui lo stesso regista si fa interprete e “mette in scena” davanti alla macchina da presa il suo stesso corpo e la sua fisicità per saldarle nella definizione (anche fisiognomica) del personaggio. Boon è intrappolato in una gestualità esagerata e goffa, ma la spigolosità e l’irregolarità (potremmo dire “allegramente stramba”) del suo volto – unita all’incedere scattoso – ci mostra  una maschera dall’innata forza comica, capace di sorprendere e di far ridere fin dalle scene iniziali. Senza contare poi che proprio affiancato al suo “contraltare” Dimitri esprime al meglio e per contrasto la sua naturale “diversità” rispetto al mondo di tutti coloro che non hanno manie. La scena della festa (e della sua fobia del contatto e del bacio) in tal senso è davvero sorprendentemente esilarante.

Inoltre questo è un film per tutti. Non solo il “genere” commedia chiama gli spettatori in sala, ma anche il motivo dell’ipocondria serve all’opera un piccolo grande input “sociologico”.

Supercondiraco: Ridere fa bene alla salute - RecensioneSi potrebbe allora chiamare in causa anche Molière

Quello appunto de Il Malato immaginario, ma va mescolato stavolta alla commedia romantica. La leggerezza delle risate si affianca allora alla “leggerezza” di scrittura, con una trama che smarrisce il suo filo di partenza. Peccato.  E a dirla tutta non è per la storia d’amore in sè, quanto per il tentativo un po’ sparuto del film di percorrere tante (e troppe) opzioni. Il deragliare verso l’azione, ad esempio, confonde davvero  le carte in tavola, offuscando un piccolo film partito divertente e realista. Se la forza mimica, nel palesare l’ossessione, ci ha fatto ridere parecchio nella prima parte del film, l’action poco sensato e gli effetti speciali del proseguo lasciano l’amaro in bocca e soprattutto negano alla storia (rifugiandosi anche nel già visto delle incomprensioni culturali) un andamento narrativo complesso e stimolante.

Ci limitiamo a ridere con l’attore Boon (e va bene così).  Ma il regista Boon poteva forse osare di più.

Voto al film: 6

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