Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è: Recensione del film di Joe Wright

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Un ritorno sull’Isola che non c’è come non lo avete mai visto!

Una nuova e originale avventura sugli inizi dell’amato personaggio creato da J.M. Barrie, su come Peter è diventato il ragazzo che sapeva volare. Una storia del tutto inutile per un meraviglioso racconto che è già stato esplorato da diverse angolazioni.

Nella Londra sotto costante bombardamento causa Seconda Guerra Mondiale, Peter (Levi Miller) è un esuberante dodicenne dal carattere ribelle. Cresciuto nel tetro orfanotrofio gestito da perfide suore, una notte il bambino viene rapito, insieme ad altri suoi coetanei, da pirati al comando di una nave volante e trasportato in un mondo fantastico popolato da sirene, coccodrilli giganti, fate e guerrieri chiamato l’Isola che non c’è. In questo nuovo mondo, Peter vive avventure incredibili e combatte sfide per la vita, mentre tenta di far luce sul mistero che avvolge sua madre. Accompagnato dalla guerriera Giglio Tigrato (Rooney Mara) e da un nuovo amico di nome James Uncino (Garrett Hedlund), un avventuriero turbolento (con entrambe le mani!), il ragazzo dovrà sconfiggere lo spietato Barbanera (Hugh Jackman) per salvare il mondo delle fate dalla distruzione.

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Un galeone del XVIII secolo si libra nel cielo sotto raffiche di mitra inseguito da Spitfire della RAF; bambini schiavi scavano nelle miniere alla ricerca del Pixum, la preziosa pietra delle fate; un malvagio bucaniere alla ricerca dell’immortalità; guerrieri indigeni colorati e circensi e, al centro di tutto questo, Peter e il suo destino. Tutto questo e molto più lo si ritrova in questa epica commedia per famiglie, che ha proprio nel suo accumulo di richiami visivi il suo difetto maggiore.

Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è è la rivisitazione della famosa storia che noi tutti conosciamo, ma nel raffigurare il mondo di Peter Pan, il film mostra più ambizione che immaginazione, sviluppato in maniera caotica e altresì banale, tra rimandi visivi ad altri film e altri generi. Colorato e frenetico, ma mai incalzante ed entusiasmante. La maggior parte dei cambiamenti apportati alla storia originale semplicemente non funzionano, e il risultato è più spettacolo che sostanza.

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Il dominio nefasto di Barbanera appare minacciato dalla crescente scarsità della più preziosa delle risorse naturali, il Pixum, da cui trarre il potere del ringiovanimento. Quando Peter viene rapito non si fa troppe domande sul suo viaggio surreale, inizia subito a lavorare come minatore accanto a un avventuriero di nome Uncino, che diventa un improbabile alleato quando il ragazzo è in pericolo a causa di Barbanera ed è costretto a fuggire.

Si riconoscerà subito l’ispirazione del regista Wright e dello scenografo Aline Bonetto nel look dell’enorme fossa dove i ragazzi sono costretti al lavoro, che ricorda le fotografie di Sebastiao Salgado delle cave d’oro brasiliane brulicanti di lavoratori.

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I metodi di Barbanera sono spietati – “L’Isola che non c’è è un sogno da cui non ti svegli”, dice a Peter, che ottiene il potere di volare lungo la sua avventura. La teatralità esperta di Jackman, unita ad un look eccentrico, lo rende un personaggio fastidiosamente irritante più che spaventoso, mentre Uncino sembra un miscuglio tra Han Solo e un giovane Indiana Jones.

Poi c’è il problema di Giglio Tigrato, originariamente descritta come una principessa nativo americana. Il ruolo di Rooney Mara è stato messo in discussione più volte per il fatto che non sia stata scelta un’attrice della giusta etnia in favore di un’attrice famosa. Il regista Joe Wright ha cercato di offuscare, se non eliminare, il problema trasformando il popolo dei guerrieri in un gruppo multiculturale non precisato, circense e colorato. E la principessa Giglio Tigrato in una guerriera alla moda per nulla affine all’originale a cui siamo abituati.

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Il film promuove il lavoro di squadra e di amicizia e lancia un forte messaggio sul credere in se stessi. Forse i bambini potrebbero identificarsi con il coraggio precoce del suo protagonista, inizialmente insicuro e idealista, ma non è sufficiente per rendere questa pellicola apprezzabile da un pubblico omogeneo di genitori e figli.

Le scenografie sono buone, come anche i frammenti di mondo creati, e alcune scene molto belle, come l’incontro con le sirene o le navi volanti, ma niente può salvare Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è dai suoi difetti, dalla caratterizzazione blanda e da una trama a volte noiosa che lascia il suo pubblico disinteressato davanti a quello che succede a Peter e ai suoi amici.

Ma una delle cose più deludenti del film è la scena dove Peter finalmente vola. Passano così tanto tempo a preparare e far desiderare questo momento che poi quando succede lo fanno in una maniera talmente banale e dandogli così poco rilievo, che si rimane basiti.  Senza contare che nelle scene di volo quasi si percepisce il filo al quale Peter è appeso.

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Bizzarre inoltre alcune scelte di sceneggiatura, come l’inserimento di brani musicali anacronistici come le canzoni dei Nirvana e dei Ramones, cantate da cori di bambini. Appaiono fuori luogo e rendono il tutto ancor più ridicolo.

Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è è un’avventura elegante ma essenzialmente mal concepita. Un progetto che naufraga a causa anche di una sceneggiatura priva di grandi idee, infantile nei toni, riprovevole nei dialoghi e flebile nella costruzione dei suoi personaggi, con un 3D elementare e una sperimentazione visiva che accumula svariati riferimenti iconici della cinematografia fantasy.

Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è (qui il trailer) è diretto da Joe Wright e sceneggiato da Jason Fuchs. Il cast è composto da Levi Miller, Hugh Jackman, Rooney Mara, Garrett Hedlund, Amanda Seyfried e Cara Delevingne. Distribuito da Warner Bros. Italia, per una durata di 110 minuti, il film uscirà nelle nostre sale giovedì 12 novembre 2015.

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