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Chi ha una conoscenza anche minima dei film animati Disney, saprà che la musica e le canzoni in particolare sono sempre state una componente imprescindibile, ma stavolta la scelta è stata quella di renderle protagoniste assolute, adattando per il grande schermo il musical Into the Woods.

Affidato a Rob Marshall, il cui musical Chicago fece nel 2003 incetta di Oscar, il film raggruppa in un mondo magico alcune delle fiabe più famose, gran parte delle quali già rappresentate dalla Disney, in lungometraggi animati e non, e ne incrocia i destini. La miccia della vicenda è una maledizione lanciata sul fornaio di un villaggio e la moglie che non permette alla coppia di avere figli. La strega fautrice dell’incantesimo fa visita alla famiglia chiedendole di recuperare quattro oggetti appartenenti ad altrettanti personaggi delle fiabe; se i due riusciranno nell’impresa entro tre notti, la megera spezzerà la maledizione.

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L’approccio al musical è molto classico, in puro stile Disney. I personaggi in scena dialogano e, improvvisamente, attaccano a cantare, discutendo fra loro o lanciandosi in lunghi monologhi. È ovvio dunque che una buona predisposizione al genere è d’aiuto, soprattutto nella prima parte, in cui la vicenda procede quasi esclusivamente a colpi di parole su note. Marshall non perde tempo e presenta in pochi minuti praticamente tutti i personaggi che vedremo per la maggior parte della proiezione e dà subito inizio alle danze innescando l’avventura principale affrontata dai due fornai. Nel corso della vicenda, i destini dei diversi protagonisti si incroceranno e se da una parte questa è un’astuta occasione per far incontrare Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Jack (Once Upon a Time è la prova che i cross-over fiabeschi premiano), il sovrapporsi delle loro storie non è del tutto campato in aria, ma trova spessore nella sceneggiatura di James Lapine (co-autore della rappresentazione teatrale da cui è tratto il film).

Ognuno vive la propria avventura nella propria dimensione: Cenerentola va al palazzo del Principe, Jack raggiunge la Terra dei Giganti arrampicandosi sulla pianta di fagioli… il cuore del film risiede però nel bosco, luogo in cui le esistenze si accavallano e in cui la distinzione fra bianco e nero non è più così netta. Ogni personaggio possiede i propri sogni ed è certo di ciò che desidera, ma nel momento in cui tutti si ritrovano assieme nella “selva oscura”, ognuno smarrisce la propria strada e le convinzioni vengono a mancare. Nel bosco si annida il dubbio, ma anche le pulsioni, che in un mondo come il nostro, in cui l’esistenza di ciascuno è irrimediabilmente legata a quella di molti altri, sono impossibili da rifuggire. Le fiabe perdono spesso il loro tratto fanciullesco e diventano egoiste, si interrogano su cosa sia giusto e sbagliato, si incolpano a vicenda per i guai in cui si trovano. Assumono per certi versi le sfumature più consone alle loro origini letterarie, molto meno adatte ai più piccoli di quanto oggi (complici anche i cartoni Disney) siamo abituati a immaginare.

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Questo nuovo carattere regalato ai personaggi che abbiamo imparato a conoscere negli anni in vesti ben diverse, è una novità che aggiunge interesse nei confronti del materiale, così come lo è la dimensione di caos che coinvolge i protagonisti, i quali non si possono sottrarre a questo viaggio, oscuro sì, ma senz’altro formativo. Le canzoni composte da Stephen Sondheim (autore del musical originale) sono accattivanti, dalle melodie che si impongono facilmente all’orecchio dello spettatore. Gli attori si calano bene nelle vesti canterine, e l’interpretare personaggi magici e del folklore rende più accettabile il lato prettamente musical del film. Il ritmo generale del titolo è di buon livello, ma subisce una brusca frenata nella seconda parte: nei primi 60 minuti, le canzoni si susseguono con pochi momenti di fiacca, ma verso la conclusione, il ritmo cala drasticamente; la vicenda dei fornai lascia spazio a una problematica meno interessante, protratta inutilmente e che cela diverse contraddizioni ideologiche con il resto.

Sì, la contraddizione è un deterrente che sguazza beata nell’ultima fase di Into the Woods. Alcune sbavature in fase di scrittura sono una pecca indiscutibile, ma a far grattare il capo è più di tutti una sorta di retromarcia verso l’epilogo. Il film, lungo la sua durata, mescola continuamente bene e male, ma arrivati alla fine, canticchiando come ciò che facciamo sarà sempre giusto per qualcuno e sbagliato per altri, se ne frega completamente di questi ultimi optando per la sopravvivenza personale, che alla fine è ciò che conta, e tanti saluti ai dubbi morali.

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Non sono contro una rappresentazione meschina delle fiabe, ma avrebbe richiesto un’aderenza maggiore a un’idea ben precisa, mentre assistiamo a dei personaggi confusi che decidono alfine di agire per scopi personali e il film sembra volerli non solo giustificare, ma anzi definire la loro scelta quella più corretta e naturale. Questa incertezza negli intenti è una mossa che rende ancor meno graffiante la conclusione, resa già fiacca da una poco attenta distribuzione dei brani e degli eventi.

Into the Woods rimane comunque un prodotto piacevole e dalle idee interessanti, a patto che si sia disposti ad ascoltare i protagonisti cantare per il 90% del lungometraggio. Il cast si abbandona con successo a dei ruoli facilmente riducibili a macchiette se mal trattati e incarnano versioni alternative dei noti personaggi fiabeschi: dal principe fedifrago a cui è stato insegnato solo come essere affascinante alla strega che pretende vendetta per i torti subiti ma non tralascia il suo ruolo di madre chioccia, nonostante il suo atteggiamento protettivo contrasti con il desiderio di libertà della figlia. Il bosco, teatro di tentazioni e di altrettante opportunità, è reso in maniera vivida, e da lodare è il lavoro parallelo dello scenografo Dennis Gassner e del reparto effetti speciali, che assieme hanno dato vita a un mondo magico senza però renderlo eccessivamente fittizio abusando della computer grafica.

Rob Marshall firma così un musical in molte parti divertente, frizzante, che avrebbe tuttavia giovato di una maggiore coerenza formale e sostanziale per risultare un prodotto da promuovere pienamente. Se siete comunque alla ricerca di un’opera musicale con qualche tocco incantato e prove interpretative fuori dagli schemi, Into the Woods potrebbe essere una buona opzione per voi appassionati del genere.

Into the Woods (QUI il trailer italiano), diretto da Rob Marshall e sceneggiato da James Lapine, arriverà nelle nostre sale il 2 aprile. Il cast è composto da Meryl Streep, James Corden, Emily Blunt, Anna Kendrick, Chris Pine, Daniel Huttlestone, MacKenzie Mauzy e Johnny Depp.

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