In fondo al bosco: Recensione del film di Stefano Lodovichi

Sky si sta sempre più facendo baluardo del tentativo di portare sugli schermi qualcosa a cui la produzione italiana non è abituata e In fondo al bosco inaugura la prima produzione originale Sky Cinema ad arrivare nelle sale. Il film, diretto dal trentaduenne Stefano Lodovichi, è la storia di una famiglia trentina, il cui figlio…

in-fondo-al-bosco-recensioneSky si sta sempre più facendo baluardo del tentativo di portare sugli schermi qualcosa a cui la produzione italiana non è abituata e In fondo al bosco inaugura la prima produzione originale Sky Cinema ad arrivare nelle sale.

Il film, diretto dal trentaduenne Stefano Lodovichi, è la storia di una famiglia trentina, il cui figlio Tommi scompare durante la festa locale dei Krampus. Passati cinque anni, la polizia trova quello che a tutti gli effetti sembra essere Tommi (Teo Achille Caprio), che può così riabbracciare i propri genitori; il bambino non sembra ricordare il proprio passato e mentre il padre Manuel (Filippo Nigro) cerca di ricostruire la propria vita col figlio, la madre Linda (Camilla Filippi) e il resto del paese non sono convinti che quel bambino sia veramente il piccolo Tommi.

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Lodovichi, autore della sceneggiatura assieme a Isabella Aguilar e Davide Orsini, prende in prestito alcuni tòpoi del filone mystery thriller, con tinte di horror, per realizzare un film di genere che negli anni recenti raramente ha trovato spazio nella filmografia italiana. Se la volontà di realizzare qualcosa di diverso, che stringa anche l’occhio alle produzioni estere, è un lodevole punto di partenza, il modo in cui Lodovichi mette in scena e dipana l’intreccio rende In fondo al bosco un’occasione in gran parte mancata.

Il regista ci scaraventa bruscamente al centro di una festa di paese, fra maschere demoniache e fumi vermigli, dove tutto ha inizio. La disturbante celebrazione sembra dare il la a un film capace di fare di suggestioni visive e non il perno del racconto, ma che in realtà accentua il successivo passaggio su binari ben predefiniti e poco intriganti. Subito dopo la scomparsa di Tommi, un lungo montaggio di servizi giornalistici (rigorosamente firmati SkyTG) spiega pedissequamente cosa è successo nei cinque anni successivi.

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Per tutto il film, la mancanza di visionarietà del giovane regista rende crepitante lo scorrere della storia; pur mostrando di avere idee visivamente vincenti in alcuni momenti, Lodovichi calca la mano imboccando lo spettatore così tanto da rischiare di strozzarlo: didascalie descrittive; recitazione a volte esagerata tanto da sfiorare il ridicolo; lunghi e insopportabili flashback che dovrebbero aiutare il pubblico a ricostruire il puzzle quando questo è stato già in gran parte risolto nella mente di chi sta guardando.

QUI LA CONFERENZA STAMPA CON STEFANO LODOVICHI E IL CAST DI “IN FONDO AL BOSCO”

In fondo al bosco soffre effettivamente di errori di scelte e dosaggi. Lodovichi ambienta tutto nelle fredde e quasi impersonali altitudini montane, in cui il folklore la fa da padrone, ma concede poco spazio alle superstizioni e al presunto esoterismo; costruisce un rompicapo la cui risoluzione finale è la chiave del film, ma dissemina indizi così sfacciati da rendere in gran parte chiara la verità dopo la prima metà della visione; vorrebbe raccontare la caccia al colpevole mediatica e i suoi effetti sulla gente, ma ancora una volta lascia tutto a margine. Prendendo da registi come Polanski e Shyamalan, oltre che dalla letteratura, Lodovichi utilizza l’ABC del genere, il che non sarebbe nemmeno una cattiva idea per andare sul sicuro; il problema sorge perché questi elementi non vengono valorizzati, non contribuiscono a creare qualcosa di nuovo, e più la visione procede più la tensione si allenta, proprio perché molte carte sono già state scoperte, e lo spettatore ha come unico desiderio quello di vedere la risoluzione del caso per capire dove volesse arrivare il regista girando così tanto in tondo.

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A spiccare nel film è sicuramente la prova di Filippo Nigro nei panni di un padre che, dopo essere stato additato come assassino, mette tutto se stesso per costruire un rapporto con questo bambino in un vero e proprio gesto di fede. Di tutto il resto, rimangono i gelidi paesaggi del Nord Italia, ottimi contesti insensibili alle tragedie dell’uomo; le tradizioni locali che coi loro richiami mistici e occulti aggiungono una buona atmosfera disturbante alla vicenda; la storia di una famiglia che lotta con la perdita di un figlio e coi sensi di colpa. Peccato che Lodovichi abbia conferito più importanza ai colpi di scena e alle rivelazioni, privando In fondo al bosco di quegli aspetti che avrebbero reso il primo prodotto cinematografico di Sky Cinema un esordio molto più riuscito.

In fondo al bosco, diretto da Stefano Lodovichi, uscirà nelle sale il 19 novembre, distribuito da Notorious Pictures. Il cast comprende Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis, Maria Vittoria Barrella, Roberto Gudese, Luca Filippi e Alessandro Corabi.

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