Ghostbusters – Recensione: cammei e superficialità

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Ciò che Ghostbusters ha subìto è in fin dei conti la stessa sorte di Star Wars.

Ghostbusters: cambia la scatola, non il contenuto

Prendi il primo – meglio riuscito – titolo della serie e lo rilanci tale e quale. Cambi qualcosa in qua e in là, pompi gli effetti speciali e, in generale, segui la via del “più è meglio”. Ma se per questo il sequel/reboot riesce ad avere una sua autonomia visivo-narrativa, per Ghostbusters, invece, c’è da storcere il naso.

Trama

Una professoressa di fisica (Kristen Wiig) perde la cattedra per un suo vecchio libro sui fantasmi scritto con l’amica d’infanzia (Melissa McCarthy). Questa, con l’aiuto di una stramba esperta di tecnologie (Kate McKinnon) ha continuato gli studi sul paranormale e ora invita la vecchia amica a unirsi a loro. Testimoni di un’apparizione, decidono di mettersi in gioco. Le tre (più la montagnosa e vitale Leslie Jones) fondano la celebre società e cominciano a indagare sull’insolita attività ectoplasmatica di NY. Sembra esserci qualcuno che sta lavorando per evocare i fantasmi secondo uno schema ben preciso. Il compito delle quattro sarà scoprire come fermarlo, anche quando nessuno darà loro alcuna credibilità.

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Superficialità dilagante

Concept dei personaggi stantio, ma potrebbe avere potenzialità. Si gioca su un livello psicologico più che superficiale, macchiettistico. Chris Hemsworth biondo segretario con ritardo non diagnosticato, prova a far sorridere. Le altre entrano ciascuna in un carattere stereotipato, senza discostarsene minimamente. Il film spinge sull’acceleratore con cameo e effetti speciali. Nel momento in cui i personaggi parlano, però, torna tutto a stentare. L’autoironia si schianta su un muro di doppi sensi sessuali, finto femminismo spicciolo e maldestri ammicchi giovaneggianti. Dialoghi che vorrebbero far sorridere con una punta d’assurdo, ma risultano solo fuori luogo, stonati. Sembrano chiedere una carità di risate. Immancabili tamarrate tra nuovi giocattoloni e combattimenti al ralenti. In fin dei conti, non c’è nulla che non sia già visto e stravisto.

Per concludere

Cambiando il sesso dei personaggi, il risultato non cambia. Senza idee, struttura, trama, dialoghi, non bastano ammicchi e battutine a fare un bel film. L’impressione che si ha è che sia stata presa la bella scatola del primo Ghostbusters e, dopo averla svuotata, la si sia riempita con tutti i clichet che Marvel-Disney ci ha inculcato in questi ultimi dieci anni. Non colpisce i nostalgici, ed è solo l’ennesimo carrozzone seriale per le nuove generazioni.

Ghostbusters
  • 4
The Good

Poco da salvare, se non la spettacolarità e il tentativo di dare una nuova veste a personaggi tanto amati.

The Bad

Manca tutto, ma soprattutto personalità. Non si distacca dall'originale, né riesce a rimanere sulla sua scia.

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