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Annabelle recensioneDopo che The Conjuring – L’Evocazione ha spazzato via tutta la classe mediocre degli horror di questi ultimi anni, arriva nelle sale Annabelle, lo spin-off con protagonista la bambola custodita dai demonologi Ed e Lorraine Warren. Cambia il timoniere ma la nave resta salda, dopo l’abbandono di James Wan, alla regia arriva il bravo John R. Leonetti, nome non particolarmente noto nell’ambito direttivo quanto invece conosciuto per aver gestito la fotografia non solo di tutti i fortunati film di Wan, ma anche per altri titoli abbastanza “movimentati” (ad esempio Mortal Kombat del 1995, Il re scorpione del 2002 o Piranha 3D del 2010). Analizzando a fondo la pellicola, in uscita in tutte le sale a partire del 2 ottobre, inizierei con un aggettivo: difficile, sì, difficile nel 2014 fare un film dove il (la) protagonista è una bambola. Le motivazioni di questa difficoltà potremmo andarle a ricercare in tutto un intero filone cinematografico che fa riferimento a questo tanto temuti esseri apparentemente inanimati. Da una difficoltà di gestione passiamo a questo punto ad una facilità di caduta del contenuto. In poche parole era molte semplice fare un film banale e senza senso. In tutto questo contorto e irto panorama Leonetti è riuscito a produrre una pellicola di indubbio valore giocando molto sulle paure pregresse dell’Evocazione e riuscendo pienamente a mantenere articolazioni rigide e scricchiolanti, tachicardia e diffuso pallore per tutta la durata del film.

La trama è nota quasi a tutti: Una normale famiglia viene a contatto con l’entità oscura che si cela “dietro” lo sguardo di porcellana di Annabelle (chiamata così perché lo spirito che la infestava era una bambina di nome Annabelle Higgins). È l’inizio di un vero e proprio incubo fatto di paure (quella dell’attrice Annabelle Wallis di perdere l’adorata figlia) e terrore (quello dell’intera famiglia Form che vede una pesante destabilizzazione interna e morale).

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Gli attori calzano a pennello il ruolo della famiglia americana anni ’70 tutta casa e chiesa. Anche l’ambientazione è degna di essere sottolineata. Buono anche il montaggio di Tom Elkins con diversi spunti interessanti. La colonna sonora è diretta dall’ormai “garanzia del terrore” Joseph Bishara, capace come non pochi di creare soundtrack spaventose e d’atmosfera inserendo jump scare di buon gusto. L’opera completa risulta più che apprezzabile, il tempo è gestito in maniera ottimale non suscitando mai noia, i dialoghi sono buoni e il doppiaggio non scende mai sotto la sufficienza.

Annabelle è il frutto di un progetto non solamente mosso dal marketing, ma fa parte di un più generale prototipo rivoluzionario nel genere horror. Insomma Wan, Leonetti e company continuano a soprenderci. Ottimo.

Articolo di Emiliano Cecere

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