Venezia 73: un ponte fra la ricerca autoriale e lo star system

venezia-73-riassuntoLa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2016 si è conclusa. E nonostante una partenza non esente da intoppi (come la nuova Sala Giardino dalle poltrone traballanti), la Mostra è riuscita nuovamente nell’impresa di radunare pubblico, stampa e industria omaggiando al meglio, per 11 giorni di fila, il Cinema.

Un’edizione che ha riservato parecchie sorprese, fra tutti il vincitore del Leone d’oro, quel The Woman Who Left del filippino Lav Diaz che appariva in ben poche liste dei favoriti, in cima a parecchie delle quali si ergeva invece La La Land, diretto da Damien Chazelle. La giuria guidata da Sam Mendes ha invece voluto premiare un film capace di sfidare il pubblico: un bianco e nero di circa quattro ore e dalle inquadrature fisse capaci di toccare anche diversi minuti.

Sorpresa anche per le interpretazioni: se tutti erano già pronti a vedere Natalie Portman prendere fra le mani la Coppa Volpi per la sua prova in Jackie, il riconoscimento è invece andato a Emma Stone, che ha portato sullo schermo una giovane sognatrice nella storia d’amore musicale di Chazelle.

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E questa edizione oltre all’amore, tema universale immune ai cambi generazionali e che sgorga possente da molti dei titoli presentati, si è fatta ancora bandiera di un’auspicabile compromesso, nella miglior accezione possibile del termine. Oltre a inneggiare a sodalizi di ideali, come quello proposto in The Journey di Nick Hamm, Venezia 73 porta avanti un discorso cinematografico in cui sembrano poter coabitare produzioni destinate al grande pubblico e opere più intime e audaci, in cui il glam delle stelle che sfilano sul tappeto rosso (e quest’anno non ci si può proprio lamentare, con nomi quali Amy Adams, Monica Bellucci, Jake Gyllenhaal e Michael Fassbender) non sgomita con la presenza di autori internazionali spesso trascurati dall’occhio dei media (come il Leone d’oro alla carriera Jerzy Skolimowski o il serbo Emir Kusturica). Sedersi con giovani vogliosi di avventura alla prima del remake de I Magnifici 7 diretto da Antoine Fuqua e incontrare quegli stessi spettatori in fila per Geumul (The Net) disquisendo dei precedenti lavori di Kim Ki-duk, è una delle tante soddisfazioni che il festival del Lido riesce a regalare.

Una Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che, sotto la direzione di Alberto Barbera dal 2011, continua a guardare in avanti, ai mercati che cambiano e alle nuove tecnologie (quest’anno è stata dedicata un’area a Jesus VR, primo lungometraggio in realtà virtuale), non dimenticando le origini che ci hanno portato dove siamo oggi e guardando alle quali è forse possibile gettare le fondamenta per una prosperosa cinematografia del futuro.

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