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Carlo-Lizzani-suicidio

Regista, sceneggiatore, intellettuale e critico cinematografico italiano, Carlo Lizzani (3 aprile 1922 – 5 ottobre 2013) ha voluto deliberatamente togliersi la vita all’età di 91 anni, seguendo le orme di un altro suo collega, il grande Mario Monicelli, lanciandosi dal balcone del suo appartamento sito in via dei Gracchi a Roma. Amici, parenti e conoscenti del popolare cineasta, ancora non si capacitano del perché Lizzani abbia deciso di concludere la sua esistenza in questo modo, si pensa ad una qualche forma di depressione che nell’ultimo periodo sembrava attanagliarlo, ma quello che è certo è che la sua personalità artistica verrà ricordata da tutti coloro che l’hanno apprezzato e amato. Nato come script-writer per i registi neorealisti De Santis, Rossellini e Lattuada, Carlo Lizzani realizza il suo primo lungometraggio nel 1951, intitolandolo “Achtung, Banditi!“, film che pur rivelandosi un vero e proprio successo, viene successivamente ritirato dalla distribuzione perché inneggiante al comunismo.

La lunga carriera di Lizzani prosegue poi con altre interessanti pellicole come “Cronache di poveri amanti” (1954), dal romanzo omonimo dello scrittore Vasco Pratolini, “Il processo di Verona” (1963), “La vita agra” (1964), tratto dall’opera letteraria di Luciano Bianciardi, “Un fiume di dollari” (1966) e “Requiescant” (1967), entrambi spaghetti western, “Banditi a Milano” (1968), “Roma bene” (1971), “Torino nera” (1972), “San Babila ore 20: un delitto inutile” (1976), riguardante la criminalità neofascista nel capoluogo lombardo, “Fontamara” (1980), basato sul libro di Ignazio Silone, “Mamma Ebe” (1985), “Caro Gorbaciov” (1988), “Celluloide” (1996), dall’opera letteraria di Ugo Pirro sulla lavorazione del capolavoro di Roberto RosselliniRoma città aperta” e infine “Hotel Meina” (2007). Carlo Lizzani ci ha lasciato, ma di lui resta la passione dimostrata per la storia della nostra Italia, che come regista ha saputo trattare con alta professionalità.

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