Recensione Non Così Vicino, Tom Hanks spezza il cuore con una storia avvincente

In questo remake di un film svedese del 2015, Hanks interpreta un brontolone depresso, trasformato dai suoi vicini immigrati. Emergono temi importanti, che vengono sommersi da un diluvio di dolcezza sciropposa.

Recensione Non Così Vicino, Tom Hanks spezza il cuore con una storia avvincente

In quanti ricordano A Man Called Ove, la pellicola svedese del 2015 capace di mescolare malinconia e ironia con grande naturalezza? Qualche anno dopo, nel 2022, quella stessa storia è tornata al cinema in versione hollywoodiana con A Man Called Otto (Non Così Vicino), affidata al carisma di Tom Hanks e ambientata non più nel gelo scandinavo, ma nelle periferie di Pittsburgh. Un’operazione pensata per parlare al pubblico più ampio possibile, con la promessa di un racconto dal sapore confortante in tempi in cui il cinema sembra sempre più cupo e disilluso.

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Diretto da Marc Forster e scritto da David Magee, il film cerca una strada già battuta: replicare il successo originale modernizzandone toni e ambientazione. Prodotto da Rita Wilson, il progetto punta su un approccio rassicurante e immediato, quasi un “manuale del buon remake”, con struttura lineare e momenti pensati per strappare sorrisi. Tuttavia, questa versione di A Man Called Otto non riesce sempre a trovare una vera identità, risultando prevedibile e poco incisiva.

Un protagonista schiacciato dal dolore

Al centro della storia c’è Otto, un uomo che ha smarrito ogni voglia di vivere dopo la morte della moglie. Depresso, isolato e appena costretto al pensionamento, osserva il mondo con un disprezzo crescente: controlla la spazzatura dei vicini, si irrita per ogni auto parcheggiata male e rifiuta qualsiasi forma di gentilezza. Persino il gatto randagio davanti casa diventa un bersaglio delle sue invettive. Le numerose sequenze che mostrano i suoi maldestri tentativi di farla finita vogliono stemperare la drammaticità con humour nero, ma finiscono per ripetersi senza grande efficacia.

Un incontro che cambia tutto

La svolta arriva quando una famiglia messicana si trasferisce nell’abitazione accanto alla sua. Marisol, interpretata da una brillante Mariana Treviño, entra nella vita di Otto con una spontaneità capace di scalfire anche la sua corazza più rigida. Da vicino di casa scontroso, Otto si ritrova a preparare la cena, a leggere storie alle bambine, ad aggiustare tutto ciò che nel quartiere sembra essersi rotto. Parallelamente, il film introduce temi importanti come il sostegno a un ragazzo transgender o la difesa della comunità contro una società immobiliare senza scrupoli. Spunti spesso toccati con dolcezza, ma lasciati cadere troppo in fretta.

Quando la dolcezza diventa eccesso

Il limite più evidente di A Man Called Otto sta proprio nel suo bisogno costante di piacere allo spettatore. Argomenti come discriminazione, crisi abitativa, integrazione culturale o depressione entrano in scena per pochi minuti, poi scompaiono senza essere approfonditi. L’intenzione è quella di costruire un racconto pieno di umanità, capace di far ritrovare la speranza, ma l’abbondanza di buoni sentimenti finisce per appesantire il ritmo e indebolire il messaggio.

Tom Hanks, sempre magnetico anche in ruoli complessi, prova a dare profondità a un personaggio costruito soprattutto per enter­tain­ment più che per introspezione. Il risultato è un film che scalda a tratti, diverte in alcuni momenti, ma non riesce a lasciare un segno duraturo.

In un panorama ricco di storie dure e pessimiste, Non Così Vicino vuole essere un abbraccio cinematografico. E anche se non trova sempre la misura ideale, resta un titolo che attirerà chi cerca conforto e leggerezza. Per continuare a scoprire film, curiosità e novità dal mondo dell’intrattenimento, resta connesso a Mister Movie: ogni giorno nuovi aggiornamenti, analisi e approfondimenti esclusivi.