Il debutto di Pluribus su Apple TV ha fugato i timori di molti fan di Vince Gilligan: la sua ultima fatica non è un semplice esercizio di sci-fi concentrato sulla scienza, ma una profonda indagine sul personaggio, in linea con l’acclamata scrittura di Breaking Bad. Il creatore è riuscito a fondere la “ricerca della verità” tipica di The X-Files con la fenomenale caratterizzazione dei suoi drammi più recenti.
[Ed. nota: spoiler significativi di seguito per gli episodi 1 e 2 di Pluribus .]
Gilligan non perde tempo a mettere in moto l’incidente scatenante (un misterioso segnale alieno tradotto in una sequenza RNA che infetta il pianeta). Tuttavia, l’attenzione si sposta rapidamente sulla protagonista, Carol Sturka (Rhea Seehorn), un’autrice romantasy cinica e profondamente infelice.
Come nei suoi lavori precedenti, Gilligan eccelle nel creare personaggi estremamente imperfetti ma impossibili da odiare. Carol è sarcastica, impaziente e disinteressata alla sua stessa esistenza privilegiata. La sua dinamica con la partner e agente, Helen (Miriam Shor)—che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, contrapponendosi al cinismo di Carol—ricorda l’alchimia complessa e realistica che era il cuore di Better Call Saul tra Jimmy McGill e Kim Wexler.
Il Trauma Emozionale Come Motore Narrativo
L’efficacia della scrittura di Gilligan è evidente nel modo in cui gestisce la trama emotiva. Quando Helen muore improvvisamente a causa dell’infezione hive-mind a soli 28 minuti dall’inizio dell’Episodio 1, la sua perdita agisce come un trauma immediato e devastante, non come un semplice plot device.
- Lutto e Dipendenza: La reazione di Carol è istantanea e credibile: si rifugia immediatamente nell’alcolismo, un trope che richiama il modo in cui Jane Margolis (in Breaking Bad) fu usata per “frantumare” la psiche di Jesse Pinkman. La morte di Helen non è solo un evento, ma il catalizzatore della discesa di Carol nella sua dipendenza preesistente.
❓ Domande Umane al Posto di Domande Scientifiche
Mentre la maggior parte delle opere sci-fi si concentra su “Come funziona l’invasione?” o “Perché sta succedendo?”, Pluribus risponde a queste domande fondamentali già nel primo episodio, attraverso una “conferenza stampa personale” organizzata per Carol.
Questo permette a Gilligan di dedicarsi a questioni molto più radicate nella realtà e nella psicologia umana:
- Perché Carol era così profondamente infelice nonostante una carriera di successo e una partner devota?
- Qual è la storia dietro il suo etilometro in auto?
- Perché Carol e Helen erano una coppia riservata?
Queste sono le domande complesse e tridimensionali che hanno tenuto incollati gli spettatori a Walter White e Jesse Pinkman.
Carol: L’Anti-Eroina Necessaria
Gilligan riesce a rendere Carol una figura per cui è facile simpatizzare, nonostante i suoi difetti. Lei è una “navel-gazer” egocentrica, ma, in sostanza, il suo “crimine” più grande è il rifiuto di fingersi felice e disponibile 24/7, come ci si aspetta dalle donne di successo.
La sua imperfezione la rende l’unica in grado di agire: mentre il piccolo gruppo di “immuni” è per lo più contento di accettare il nuovo status quo per preservare i propri cari, Carol è l’unica ossessionata dal salvare il mondo e il libero arbitrio. L’Episodio 2 la vede addirittura salvare un membro del hive-mind dalle intenzioni egoistiche di un altro umano non infettato, dimostrando che il suo egoismo è bilanciato da un senso di giustizia autentico.
In soli due episodi, Gilligan ha costruito personaggi e dinamiche relazionali con un successo impressionante. Con la serie già rinnovata, l’autore avrà tutto il tempo per scavare a fondo in questo setting e confermare Pluribus come l’erede spirituale delle sue grandi opere televisive.