Per Disney un ritorno ai film in 2D? Ecco i prossimi film disegnati a mano

Rivoluzione Disney: il ritorno all'animazione 2D per salvare un impero in crisi.


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Per Disney un ritorno ai film in 2D? Ecco i prossimi film disegnati a mano (Credit: Walt Disney Animation)

Dimenticate per un attimo la computer grafica scintillante degli ultimi anni. Walt Disney Animation Studios sta per voltare pagina, rispolverando ciò che l’ha resa leggendaria: l’animazione disegnata a mano. Una scelta tutt’altro che nostalgica, che nasce da una vera e propria emergenza creativa e finanziaria. A guidare questa svolta radicale, c’è Jared Bush, il nuovo Chief Creative Officer, e con lui una leggenda del passato: Ron Clements, mente dietro capolavori come Aladdin e La Sirenetta.

Disney torna al 2D: una strategia per rinascere dalle ceneri

Il ritorno al classico disegno a mano libera non è un’operazione di facciata. È una strategia concreta per riaccendere quel fuoco narrativo che ha fatto sognare intere generazioni. Dopo una serie di flop colossali – dal live-action di Biancaneve a Elio della Pixar – Disney ha deciso di investire sulle sue radici artistiche più autentiche. E per farlo ha richiamato Ron Clements, ormai ottantenne, ma pronto a formare una nuova generazione di animatori 2D, quasi del tutto scomparsi dagli studi di Burbank.

Jared Bush: “Il 2D non è nostalgia, è narrazione”

La visione di Bush è chiara: l’animazione 2D deve avere un senso narrativo forte, non essere solo un’operazione vintage. Durante il Festival di Annecy, il creativo ha confermato l’esistenza di nuovi progetti definiti “incredibili e folli”, anche se per ora top secret. E proprio per mantenere la coerenza visiva con l’identità storica Disney, Bush si ispira all’approccio adottato per Encanto: innovare sì, ma senza tradire lo stile che ha reso i personaggi Disney iconici in tutto il mondo.

Il disastro di Biancaneve e il caso Pixar: il punto di rottura

La crisi che ha colpito Disney non è certo passeggera. Il live-action di Biancaneve del 2025 è stato un vero bagno di sangue finanziario: con un incasso di 310 milioni contro un punto di pareggio di 673, ha generato perdite per 363 milioni di dollari, diventando il flop più costoso della storia dei remake Disney. Ma non è tutto: anche Elio ha fatto registrare numeri disastrosi, confermando una crescente disconnessione tra Disney e il suo pubblico.

Solo Inside Out 2 ha salvato la baracca

In mezzo a tanti insuccessi, Inside Out 2 è stata l’unica eccezione. Con oltre 1,46 miliardi di dollari incassati a livello globale, è diventato il film d’animazione di maggior successo di sempre. Ma proprio questo exploit sottolinea quanto oggi il pubblico sia diventato più selettivo, premiando solo ciò che riesce davvero a emozionare e a raccontare qualcosa di profondo.

Il problema delle competenze: servono nuovi maestri del disegno

A evidenziare le difficoltà tecniche del ritorno al 2D è stato Eric Goldberg, storico animatore del Genio di Aladdin. Dopo quattordici anni di produzione digitale, la pipeline del 2D è stata completamente smantellata. Oggi manca il know-how per sostenere grandi produzioni disegnate a mano. Per questo servono investimenti e tempo, sia nella formazione di nuovi talenti che nella ricostruzione dell’intero sistema produttivo.

Costi alle stelle, risultati altalenanti: il modello Disney è sostenibile?

Rispetto ai competitor come DreamWorks Animation, che produce film con budget tra i 30 e gli 85 milioni, Disney e Pixar spendono spesso più di 150 milioni a film. Un modello produttivo d’élite, definito da Jim Morris “colonia di artisti”, che però oggi rischia di non essere più sostenibile senza ritorni al box office di proporzioni epiche.

Serie TV, lungometraggi e progetti ibridi: il piano di rinascita è già in moto

I progetti in sviluppo copriranno diversi formati, dalle serie TV ai lungometraggi, con una particolare attenzione verso approcci ibridi tra 2D e digitale. Il tutto con un piano di lancio graduale, studiato per testare la risposta del pubblico senza mettere a rischio risorse strategiche.

Il ritorno di Disney all’animazione tradizionale non è un semplice salto nel passato. È un atto di fede nelle sue origini, un tentativo disperato ma potentemente romantico di ritrovare se stessa. Il futuro dell’animazione hollywoodiana potrebbe passare proprio da qui: dalla matita, dalla carta, e da un racconto che vale la pena disegnare a mano.

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