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Iñárritu lancia un’idea per la sensibilizzazione al dramma dei migranti

Alejandro Iñárritu, premio Oscar per The Revenant, lancia la sua provocazione. Ripescato nel canale di Sicilia dopo il naufragio del 18 aprile 2015, il peschereccio azzurro (già “barcone della morte”) su cui sono morti 700 migranti, ha senza dubbio, per la tragedia che si porta alle spalle, la potenza di un simbolo. E il regista messicano ha già in mente il suo utilizzo. Come oggetto della memoria, l’idea è di mostrarlo in piazza Duomo a Milano.

Commenti (anche fuori luogo)

Michele Serra, sulla Repubblica, parla di “idea semplice e potentissima, come solo l’arte sa essere”. Difficile attribuire valore artistico a un oggetto privo di autorialità e storicamente legato a una tragedia (sarebbe come attribuire valore artistico a strumenti di tortura medievali o a ciò che resta di Auschwitz), ma sulla forza dell’idea non ha torto. L’imbarcazione, posta sotto gli occhi di tutti, porterebbe con sé un silenzioso messaggio. Scomodo, sconcertante, ma d’effetto. Rompere la quotidiana indifferenza è lo scopo dei messaggi sociali. E ormai, gran parte delle notizie di questo tipo è entrata così nella nostra vita da renderci assuefatti ad esse.

Iñárritu

L’idea di Iñárritu potrebbe oltrepassare per un attimo la patina d’indifferenza con cui ci mascheriamo, mettendoci di fronte a un oggetto che, per la sua autentica storicità, ammonisce e costringe a ricordare. Fino, ovviamente, all’assuefazione che inghiotte la quotidianità.

Il consigliere regionale PdL della Lombardia, Riccardo De Corato è di un’altra idea.

“Non c’è bisogno di mettere il barcone degli immigrati in piazza del Duomo, ogni singolo milanese sa benissimo che siamo invasi dai clandestini, non se ne potrebbe dimenticare neanche volendo. Anzi, sarebbe riduttivo: tutta Milano è un grande barcone.”

I toni non sono dei più politically correct, tantopiù l’uso del termine “invasione” risulta quantomeno fuoriluogo. Dello stesso avviso è anche l’assessore Viviana Beccalossi, FdI:

“Sarebbe sufficiente, per il grande regista messicano, fare un giro alla stazione Centrale per comprendere quanto questa criticità sia ben presente ai milanesi”

Certo è che Iñárritu è andato a toccare un tema quanto mai attuale e sensibile in Italia e in Europa. Ciò non toglie l’idiozia di certi commenti, che confondono simbolo umano (e umanitario) con contingenza socio-politica. E effettivamente, dal tono di alcuni, di sensibilizzazione se ne sente un gran bisogno.

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