25 anni di carriera, zero compromessi. I Baustelle non sono solo sopravvissuti, ma hanno continuato a dettare legge nel panorama musicale italiano, rimanendo fedeli al loro manifesto originale: musica complessa, senza angoli smussati. Mentre l’industria spesso spinge verso hit facili, Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi rivendicano il diritto di essere “inadatti” al mainstream e confermano una filosofia anti-televisiva che dura da un quarto di secolo.
Nonostante l’anniversario d’argento, il gruppo non ha perso la sua vena polemica. Bianconi riflette sulla musica commerciale criticando chi produce arte “fatta per imitare qualcosa che è consolidato e funziona”. I Baustelle si considerano privilegiati, potendosi permettere di mantenere un approccio sperimentale rispetto al mercato, un lusso che spesso le nuove band non hanno, costrette a inseguire il pubblico.
Niente Sanremo 2026: Siamo inadatti e contrari alla gara
Una certezza che i fan dei Baustelle hanno è la loro totale assenza dal palcoscenico dell’Ariston. Il gruppo conferma che non parteciperanno al Festival di Sanremo, neanche per l’edizione 2026, ribadendo la loro scelta ideologica: sono contrari sia alla logica della gara che al mezzo televisivo.
Il frontman rivendica con forza il “diritto di non essere adatti” a quel contesto. Bianconi esprime inoltre una certa amarezza per il fatto che ci voglia il Festival per “dire che Lucio Corsi e Brunori sono bravissimi”. A suo dire, la vera rivoluzione non è la riscoperta forzata dei cantautori, ma l’apertura del Festival a molti tipi di musica diversi, non un unico macro genere “smussato per non fare male a nessuno”.
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