Su tutti i digital store ed in quelli fisici, è arrivato nella giornata di ieri il nuovo album di Franco Battiato: Torneremo Ancora.

Torneremo Ancora: il nuovo inedito di Franco Battiato

Un nuovo inedito che dà il titolo all’album registrato nell’arco tra il 2016 e 2017, quando prima delle malattie che l’hanno afflitto (primis la frattura al bacino), ha musicato con la Royal Philharmonic Orchestra, andando a comporre un album pieno di live ed un inedito.

Tutto parte da un’intervista a Roberto Ferri, a suo dire amico stretto di Franco Battiato nonché musicista e autore (è sua Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale), che si apriva con le parole: «Cercano di tenere in vita qualcosa che è già morto». E da qui i fans hanno alimentato una spirale che va avanti da quando Battiato non ha più calcato le scene nel 2017. Come sta? La famiglia ed amici stretti continuano a rassicurarci – non ha malattie cerebrali – ma non sta nemmeno bene, insomma una doppia frattura prima al femore e poi al bacino non sono una normalità passeggera a 30 anni, figuriamoci a 74 anni suonati.

Ed ecco che il testo dell’inedito Torneremo ancora, in versi che ci fanno pensare come «La vita non finisce, è come il sonno; la nascita è come il risveglio, finché non saremo liberi», sembra essere un vero e proprio Testamento: che onestamente ci sono molte basi per poterlo affermare.
Alla presentazione del disco il suo fidato assistente al suono Pino “Pinaxa” Pischetola : «Franco non sta sufficientemente bene per essere qui oggi, ma non posso nemmeno dire che sta male, se non altro perché l’ho sentito al telefono e mi dice che sta bene. L’album lo abbiamo sistemato a casa sua, nell’home studio che ha allestito da parecchi anni. Da amico posso dire che abbiamo letto di tutto, senza poter commentare. Quanto a Roberto Ferri, non userei il termine “collaboratore” di Franco Battiato. Perlomeno, io lavoro con Battiato da più di vent’anni e non mi risulta».

Torneremo Ancora è stato scritto a doppio pugno con Roberto “Juri” Camisasca, amico e collaboratore storico di Battiato fin da quando i due si incontrarono in caserma nei primi anni ’70. «Sicuramente è un brano piuttosto intenso, ma è nato discutendo sul problema dell’immigrazione. Inizialmente si chiamava I migranti di Ganden; lo avevamo iniziato con l’intenzione di affrontare la questione, ma poi ci siamo resi conto che sviluppare il concetto in forma politica non risuonava col nostro percorso artistico. Così lo abbiamo trasformato in un discorso sull’universalità della migrazione, delle anime e delle persone, del resto siamo tutti migranti fin quando non torneremo a casa alla nostra dimora ultima, come ci insegnano diverse religioni e discipline, a partire da quelle orientali. Testo e musica sono scritti in parti uguali, come sempre quando io e Franco abbiamo lavorato insieme. Abito a 50 metri da lui, stamattina abbiamo fatto colazione insieme. Mi ha invitato anche a restare a pranzo, ma avevo dei lavori da fare in casa. Ha bisogno di stare in pace e pregherei i suoi fan di calmarsi ».

Ed è qui che i fans cominciano a sperare… Franco comunque sia, tornerà ancora.

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