È terminata la riduzione fiscale di 6,1 centesimi al litro. Non è scattato il meccanismo delle accise mobili e anche il price cap di Eni sale a 2,25 euro.
Il conto del pieno torna a salire. Da oggi, martedì 6 ottobre, il gasolio è soggetto a un aumento delle accise di 6,1 centesimi al litro dopo la scadenza dello sconto fiscale introdotto dal governo.
A rendere più pesante il passaggio è l'assenza, almeno per ora, delle cosiddette accise mobili. Il decreto interministeriale necessario per utilizzare l'extragettito Iva e finanziare una nuova riduzione non risulta pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
La conseguenza è immediata: dopo mesi di interventi per contenere il caro-carburanti, il diesel torna senza un beneficio fiscale attivo.
Quanto costa oggi il gasolio
I primi dati ufficiali del 6 ottobre mostrano già il nuovo scenario. Secondo l'Osservatorio prezzi del Mimit, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self service sulla rete stradale è arrivato a 2,244 euro al litro, contro i 2,242 euro della rilevazione precedente.
Sulla rete autostradale la media è ancora più alta e raggiunge 2,267 euro al litro. La benzina, invece, registra una lieve diminuzione: 2,043 euro al litro sulla rete stradale e 2,054 euro in autostrada.
L'aumento medio rilevato dal ministero è quindi per ora contenuto, ma il ritorno dell'accisa ordinaria elimina lo sconto che aveva contribuito a frenare il prezzo alla pompa.
Eni alza il tetto sul diesel
A cambiare è anche la strategia di Eni. La compagnia aveva introdotto dal 28 settembre un price cap, fissando a 2,19 euro al litro il limite massimo per il gasolio e a 1,99 euro quello per la benzina.
Il tetto, però, era legato proprio all'agevolazione fiscale allora in vigore. Con la sua scadenza, Eni ha chiarito che non avrebbe assorbito direttamente il costo delle accise.
Il risultato è il superamento del precedente limite: il prezzo del gasolio Eni sale a 2,25 euro al litro, mentre quello della benzina resta a 1,99 euro.
Non si tratta quindi della cancellazione del price cap, ma dell'adeguamento del tetto alla nuova situazione fiscale.
Perché non sono scattate le accise mobili
Il passaggio alle accise mobili era stato indicato dal governo come possibile strumento per attenuare l'impatto della fine dello sconto sul diesel.
Il meccanismo avrebbe utilizzato l'extragettito Iva legato all'aumento del costo del greggio per finanziare una riduzione delle accise. Per renderlo operativo, però, serviva un decreto interministeriale Mase-Mef.
Al momento quel provvedimento non è comparso in Gazzetta Ufficiale. Per questo, con la scadenza dello sconto precedente, il beneficio fiscale sul gasolio è venuto meno.
È la prima volta da marzo che non è attivo un taglio fiscale generalizzato sui carburanti. Nel frattempo il governo sta valutando nuovi interventi per contenere l'impatto dei prezzi.
Il problema per automobilisti e distributori
La situazione non riguarda soltanto chi deve fare rifornimento. Nelle ultime settimane diversi grandi operatori hanno introdotto iniziative per ridurre i prezzi, mentre i gestori indipendenti hanno contestato gli effetti dei price cap sulla concorrenza.
Secondo i dati riportati da ANSA, al 3 ottobre circa il 52,2% degli impianti vendeva il gasolio a meno di 2,20 euro al litro. Gli impianti che si erano adeguati ai price cap dei grandi gruppi erano circa 10.400 su poco più di 20.000 presenti in Italia.
Il governo, intanto, ha convocato per giovedì 8 ottobre le imprese della raffinazione attive in Italia. L'obiettivo è fare il punto sulla situazione e verificare se esistano margini per aumentare la produzione e contribuire alla riduzione dei prezzi.
Cosa succede adesso al prezzo del diesel
Il nuovo scenario rende quindi più costoso il rifornimento rispetto alle settimane in cui era ancora attivo lo sconto sulle accise. L'effetto definitivo sui prezzi alla pompa dipenderà però anche dall'andamento delle quotazioni internazionali e dalle politiche commerciali delle singole compagnie.
Per gli automobilisti, il dato da tenere d'occhio resta quello del prezzo medio del gasolio: oggi è già a 2,244 euro al litro sulla rete stradale, mentre il tetto Eni è salito a 2,25 euro.
La partita sulle accise, però, non è necessariamente chiusa. Il governo dovrà decidere se intervenire nuovamente per contenere i rincari o lasciare che siano mercato e operatori a determinare l'evoluzione dei prezzi nelle prossime settimane.
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