L’estate di Giacomo – La recensione

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L’unico film italiano capace di vincere all’ultimo Festival di Locarno,  insignito infatti del Pardo d’oro Cineasti del Presente e del Premio George Foundation sarà nelle sale italiane a partire dal 20 luglio 2012.  L’ultimo lavoro di Alessandro Comodin è un film poetico e delicato a metà tra la fiction e il documentario. Ma vediamo la trama. Giacomo è un ragazzo di neanche 20 anni che grazie ad un’operazione chirurgica riacquista in parte l’udito dopo che una meningite, che l’ha colpito ad appena nove mesi glielo aveva completamente portato via. Nel nuovo mondo fatto finalmente di suoni, di rumori e delle voci della natura, vive un’estate piena di scoperte in compagnia di Stefania, sua amica d’infanzia.

Giacomo Zulian ha 22 anni e nel film interpreta se stesso, un ragazzo friulano che nel 2010 si è sottoposto ad un’operazione, che grazie anche ad un auricolare, dal quale non può mai separarsi, gli ha permesso di riacquistare l’udito.  Nell’estate di tre anni fa mentre era in giro con il fratello incontra per caso Alessandro Comodin, friulano doc, classe 1982. Il regista ascoltando la storia di Giacomo, ha la brillante idea di farne un film, di raccontare il passaggio alla nuova vita del giovane,  di raccontare cos’era prima e che cosa diventerà dopo l’operazione e così Giacomo interpreta se stesso in questo speciale documentario dal sapore di una fiaba. La telecamera segue Giacomo e la sua amica Stefania in una splendida giornata estiva alla scoperta di un mondo che pare tutto nuovo; il ragazzo appare timido e impacciato, con il suo nuovo linguaggio non ancora perfetto fatto di mezze parole e strani suoni, ma riesce anche a dire parolacce e a far percepire al pubblico l’impulso di sessualità fino ad ora celato che invece ora prepotentemente vorrebbe saltar fuori. Il personaggio di Giacomo non è molto simpatico, anzi, litiga spesso con la sua paziente amica che fa di tutto per aiutarlo e che anche quando viene insultata e aggredita cerca lo stesso di ristabilire la comunicazione con lui: spesso si toccano, si abbracciano, sembra che possa succedere qualcosa e invece non succede niente.

La particolarità di questo film sta in quel senso di inquietudine nei confronti di una persona disabile, che sta per superare l’handicap e diventare “normale”, ma anche nella naturalezza della vita percepita già nelle prime scene, quando Giacomo va a scuola per vedere l’esito degli esami di maturità o quando suona la batteria cantando con la sua strana voce. Alla fine del film conosceremo anche la vera fidanzata di Giacomo, Barbara, anche lei sorda dalla nascita. Il film è solo Giacomo, niente di più, niente di meno. La capacità del regista di saper mescolare i generi e soprattutto di saper confondere la realtà con la fantasia, fanno di questo film un lavoro pieno di sentimento, di poesia e natura. Lo spettatore si commuove e si riempie dei sentimenti provati da Giacomo, si sente trasportato in un nuovo mondo, ma se ci pensiamo bene Giacomo è Giacomo, ma Stefania è Stefania Comodin, sorella del regista, è un’attrice che recita una parte ed è questo che in parte mina tutta l’operazione, facendone perdere credibilità.

Se non possiamo credere in lei non possiamo credere davvero a questa storia, non possiamo credere alla sua pazienza, a come accetta gli insulti e le aggressioni di Giacomo senza batter ciglio, quella che vediamo non è una vera coppia, uno delle due parti sta vivendo un pezzo della sua vera vita, ma l’altra no. Se ci abbandoniamo senza pensieri, cadiamo sicuramente nella trappola del regista e ci sono nel film delle scene veramente meravigliose, come quella dove Giacomo e Stefania ballano il liscio nella balera del Luna Park, ma quello che si vuol spacciare per vero, vero non è, perlomeno non del tutto. Resta comunque un film che non annoia e che ci presenta un ragazzo disabile diverso da quelli finora dipinti nei film come persone ad una sola dimensione, senza personalità e carattere, ma come un ragazzo piuttosto duro e con le sue zone d’ombra come tutti noi.